Opinioni Lettere al Direttore

Che senso ha fare tampone agli studenti che in attesa vanno a scuola?

Che senso ha fare tampone agli studenti che in attesa vanno a scuola?

Come è possibile che soggetti in attesa del responso del tampone (che chissà mai quando arriverà) possa tranquillamente continuare a frequentarsi?


2 minuti di lettura

Gentile Direttore,
ho raccolto ieri lo sfogo di una nonna i cui nipoti frequentano una scuola di Castelvetro. Questa settimana i genitori degli alunni sono stati avvertiti di un caso di positività di un docente. La Direzione scolastica ha invitato 80 alunni, alcuni collaboratori scolastici e una quindicina di docenti ad effettuare il giorno successivo il tampone. Naturalmente tutti si sono affrettati a mettersi in fila in auto per ore al drive-through del paese più vicino. Fatto il tampone adesso sono in attesa del risultato.

Ma la cosa sorprendente è che il giorno dopo il tampone, hanno chiesto a tutti gli interessati di rientrare normalmente a scuola. 'Ma come è possibile?' è ciò che la nonna in questione mi ha chiesto. 'Ma come è possibile?' è quello che io chiedo a Bonaccini e a Donini. Come è possibile che quasi un centinaio di soggetti in attesa del responso del tampone (che chissà mai quando arriverà) possa tranquillamente continuare a frequentarsi e a frequentare altri soggetti? Questo significa circoscrivere il contagio? E' questo che intendono per tracciamento del contagio? Perchè non effettuare a questi soggetti venuti a contatto con un caso accertato di positività, tamponi rapidi?
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Perchè genitori e nonni hanno dovuto mettersi in fila per ore per andare a fare un tampone? Non era possibile creare una corsia preferenziale? Perchè spendere soldi per test sierologici e non per munirsi dei tamponi rapidi?

Ma soprattutto: cosa hanno fatto i nostri amministratori da marzo ad oggi? Scuole, trasporti, residenze per gli anziani, ospedali: ovunque 'falle' che vogliono farci passare per 'inevitabili'. Ma i soldi c'erano e il tempo pure per correre ai ripari, per mettere in campo un serio piano di prevenzione. E ancora una volta a pagare siamo noi, i cittadini: quelli irresponsabili, a sentir parlare 'loro'. 
 
Anna Beatrice Borrelli
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