In un sistema educativo che richiama sempre più spesso il ruolo fondamentale della famiglia nel percorso formativo degli studenti, ci si aspetterebbe una collaborazione concreta, accessibile e reciproca tra scuola e genitori. Ma cosa accade quando questa collaborazione viene meno, non per mancanza di volontà, bensì per ostacoli pratici e assenza di risposte?
È la situazione in cui mi trovo a vivere come genitore separato. Per motivi personali e lavorativi, vivo oggi a oltre 300 chilometri da mia figlia, iscritta al secondo anno presso l’Istituto “Luosi” di Mirandola. Una distanza che rende impossibile la partecipazione in presenza ai colloqui con i docenti, attualmente previsti in modalità fisica.
Consapevole dell’importanza del dialogo con la scuola, ho richiesto più volte – in modo rispettoso e costruttivo – la possibilità di svolgere i colloqui in videocall, senza mai ricevere risposta, né dalla coordinatrice di classe né dalla Dirigenza scolastica, nonostante una comunicazione formalmente protocollata in data 6 marzo. In un caso, un docente ha persino risposto direttamente alla studentessa, evitando il confronto con il genitore richiedente.
Questa situazione non è solo una difficoltà personale, ma solleva un tema più ampio che riguarda diritti e doveri sanciti anche a livello normativo.
Il Patto educativo di corresponsabilità, previsto dal
D.P.R. 249/1998 (Statuto delle studentesse e degli studenti) e successive modifiche, stabilisce chiaramente la necessità di una collaborazione attiva tra scuola e famiglia, fondata sul dialogo, sulla trasparenza e sulla condivisione del percorso educativo.Allo stesso modo, il D.P.R. 275/1999 sull’autonomia scolastica riconosce alle istituzioni scolastiche il compito di organizzarsi in modo funzionale ai bisogni degli studenti e delle loro famiglie, favorendo modalità flessibili ed efficaci di comunicazione.
Le più recenti linee guida del Ministero dell’Istruzione sottolineano inoltre l’importanza di utilizzare strumenti digitali per facilitare il rapporto scuola-famiglia, soprattutto quando esistono impedimenti oggettivi alla presenza fisica.
Alla luce di questi riferimenti, appare evidente che la collaborazione scuola-famiglia non può restare un principio teorico, ma deve tradursi in pratiche concrete, accessibili e inclusive. Ignorare richieste legittime, non fornire risposte o evitare il confronto diretto rischia di compromettere quel patto educativo che la normativa stessa richiama.
Negli ultimi tempi il dibattito pubblico tende spesso a porre l’accento sulle responsabilità educative delle famiglie. Tuttavia, questa visione rischia di essere incompleta se non si considera anche il ruolo attivo che la scuola è chiamata a svolgere nel mantenere un dialogo aperto e continuo.
Per molti genitori, soprattutto quando lontani, la scuola rappresenta l’unico canale per comprendere davvero il percorso, le difficoltà e i progressi dei propri figli.
Se vogliamo davvero parlare di corresponsabilità educativa, è necessario che scuola e famiglia siano entrambe messe nelle condizioni di partecipare. Altrimenti, il rischio è che questo principio resti soltanto un enunciato, mentre nella realtà si costruiscono distanze sempre più difficili da colmare.
Paolo Settimi



