In un momento in cui attorno al DIG Festival si sono generate alcune polemiche, come persone che da anni partecipano a questa manifestazione, sentiamo il bisogno di spiegare perché riteniamo questo evento importante, al di là dei singoli ospiti presenti e del pensiero politico di ognuno di noi. DIG racconta vicende umane:
-storie di persone e di realtà molto diverse dalle nostre, ma che potrebbero diventare molto vicine;
-storie di chi vive situazioni difficili e sceglie di raccontarle, anche quando può essere pericoloso farlo;
-storie nelle quali possiamo riconoscere qualcosa di profondamente umano, oppure di terribilmente disumano.
Basta guardare il programma di quest’anno per rendersi conto di quanto pregiudizio emerga da alcune delle affermazioni fatte sul Festival. Da oltre 300 candidature provenienti da tutto il mondo sono stati selezionati 25 documentari finalisti, che portano nella nostra città storie e realtà molto diverse tra loro, realizzate da importanti testate internazionali come da BBC, ARTE, Le Monde, France 24, e molti altri. Ci sono le guerre e le loro conseguenze sulle popolazioni, la repressione politica, la sicurezza, la droga e la criminalità, l’immigrazione, ma anche la povertà, gli abusi, la condizione delle donne, la crisi climatica e le disuguaglianze.
Storie che arrivano da Russia, Cina, Gaza, Ucraina, Afghanistan, Iran, Stati Uniti, Perù, El Salvador, Myanmar e da molti altri Paesi. Temi, luoghi e realtà molto diversi tra loro, che ci permettono di guardare il mondo da più punti di vista, attraverso un giornalismo autorevole che spesso fatica a trovare spazio nei media.Siamo orgogliosi che la nostra città scelga di dare spazio e di sostenere uno dei più importanti festival europei dedicati al giornalismo investigativo e di reportage. Manifestazioni come DIG hanno bisogno di essere sostenute dalle pubbliche istituzioni. Un festival di queste dimensioni, con giornalisti e documentaristi da tutto il mondo e molte attività gratuite, difficilmente può sostenersi solo con i biglietti. Il sostegno pubblico non implica la condivisione delle idee di ogni ospite o di ogni posizione, ma riconoscere il valore di un Festival che offre alla città occasioni di conoscenza, confronto e riflessione. Per questo, siamo contenti che DIG ci sia e pensiamo sia importante che continui ad esserci, a Modena, al di là del pensiero politico di ognuno di noi.
Franco Fondriest e Paola Toss



