Da anni, tra Modena e Reggio Emilia, si consuma una battaglia fondamentale che racconta molto dello stato della nostra politica locale.
A Modena, all’interno dell’anello della tangenziale e a ridosso di un quartiere, i cittadini si sono battuti (e ancora si battono) contro l'insediamento di un polo logistico sproporzionato. Un progetto invasivo che prevedeva maxi-magazzini con altezze fino a 30 metri, in una delle città più inquinate d’Europa. Dopo mobilitazioni e proteste, la comunità era riuscita a ridurre l'impatto del polo, limitando le emissioni e l'afflusso di tir. Eppure, a distanza di un paio d'anni, quello che era uscito dalla finestra sta rientrando dalla porta principale: la committenza, attraverso varianti e cavilli, torna a chiedere ampliamenti all'amministrazione. Una profonda scorrettezza verso chi credeva che un accordo approvato avesse ancora un valore.
A Reggio Emilia, la battaglia si combatte per proteggere un bosco urbano, cresciuto spontaneamente in vent'anni di abbandono e dismissione dell'area. L'obiettivo non è nemmeno un polo logistico, ma l'ennesimo supermercato della stessa catena distributiva, in una zona già satura di grandi vendite. Per far digerire l'operazione alla cittadinanza, la politica mette sul piatto compensazioni come una casa della salute e una biblioteca.
Ma i comitati lo dicono chiaramente: i servizi servono, ma ci sono spazi già costruiti e dismessi da rigenerare senza dover abbattere un polmone verde.In entrambi i casi, le amministrazioni provano a giustificare le decisioni con gli oneri di urbanizzazione: 'Ci pagano le opere, asfaltiamo le strade, meno buche per tutti'. Ma a che prezzo?
Ciò che colpisce è il modo in cui vengono sistematicamente screditati gli attivisti e i residenti. I media locali spesso preferiscono amplificare il racconto istituzionale. Quando i cittadini si organizzano diventano 'comitati NIMBY' (Not In My Back Yard); quando invece fa comodo, le amministrazioni dicono di 'voler ascoltare i residenti prossimi', sperando di trovarne qualcuno favorevole per spaccare il fronte del no.
Poi c'è il mantra del 'lavoro che avanza'. Ma di che lavoro parliamo?
I poli logistici portano davvero occupazione sana, stabile e contratti tutelati?
Le grandi superfici di vendita aperte tutte le domeniche creano benessere o frammentazione sociale e precarietà?
In un'epoca segnata dall'astensionismo e dalla disaffezione alla vita politica e comune, se i cittadini si mettono insieme per difendere un bosco o per chiedere quartieri vivibili, non è egoismo: è partecipazione democratica dal basso. È la comunità che si prende cura della casa comune.
La domanda vera, specie in terra emiliana, sorge spontanea: quando hanno iniziato gli amministratori a tutelare gli interessi dei grandi gruppi privati anziché quelli dei cittadini?
È surreale, perché così sembra, che siano le aziende a dettare le linee ai Comuni e non i Comuni a imporre regole. Una rincorsa verso modelli liberisti non finisce solo per snaturare l'identità progressista?
Non basta inserire un asterisco o un linguaggio inclusivo alla fine delle parole per definirsi di sinistra e democratici, se poi sul territorio si avallano cementificazione, precarietà e si screditano ingiustamente i cittadini, in modi a volte anche scorretti.
I valori fondanti della sinistra — la tutela del territorio, i diritti dei lavoratori, la salute pubblica e la giustizia sociale — sembrano dimenticati da chi governa. Attaccare i comitati dal basso per difendere colossi che hanno già tutti i mezzi per tutelarsi da soli è il contrario di ciò che la politica di sinistra dovrebbe fare.
Sostenere chi ancora scende in strada e si organizza è un dovere civico. Se i sindaci e le giunte avessero il coraggio di ascoltare questi cittadini e rivedere i progetti, farebbero esattamente ciò per cui sono stati eletti: amministrare nell'interesse pubblico.
E dopo cinque anni, anche a Modena, ci si ritrova ancora, per l’ennesima volta, a scrivere le osservazioni al progetto del Polo logistico Conad da presentare, nei termini formali, entro il 31 agosto. Che dire…gambe in spalla, sperando che questa amministrazione ascolti più della precedente.
Chiara Benatti



