Caro direttore,
Il recente attentato di Reggio Emilia non può essere archiviato con la consueta liturgia del «ripiombare nel terrore», né liquidato come un episodio isolato da commentare per qualche ora prima di tornare alle rassicurazioni di rito.
La questione seria è un'altra: sicurezza, controllo del territorio e gestione dei flussi migratori non possono essere temi da affrontare soltanto dopo che è accaduto qualcosa di grave. Se esistono segnali, criticità, recidive o fenomeni di radicalizzazione, le istituzioni hanno il dovere di affrontarli prima, non di limitarsi a commentarli dopo.
E allora la domanda va rivolta anche ai cittadini di Reggio Emilia e di Modena: quanto deve ancora accadere prima che si aprano gli occhi?
Se le statistiche per molti sono un elemento opzionale, allora costoro hanno un problema con i numeri. Gli sblocco un ricordo: chissà che questa volta non siano capaci di tenerlo a mente. Dati della Prefettura di Modena del 3 settembre 2026, che potete agevolmente verificare: nell'ambito dei servizi delle zone a vigilanza rafforzata erano state controllate 11.239 persone, di cui 6.251 straniere. Gli ordini di allontanamento erano 157, di cui 124 a carico di stranieri; le motivazioni indicate erano soprattutto stupefacenti (68), reati contro la persona (40) e contro il patrimonio (34).
La Questura riferisce inoltre, dall'inizio del 2026, 37 accompagnamenti alla frontiera e 72 al CPR nell'ambito del contrasto alla «criminalità di matrice straniera.Senza preconcetti, ma anche con i piedi piantati per terra, una presenza crescente di stranieri nelle nostre città deve far riflettere: qual è il disegno?
C'è poi un altro capitolo che merita di essere affrontato senza ipocrisie: il lavoro. Se imprese, agenzie e intermediari adottano criteri di selezione che producono discriminazioni al contrario, devono essere verificati e corretti. L'inclusione non può diventare una parola magica utilizzata per giustificare nuove disuguaglianze!
E veniamo a Modena.
Qui bisogna prendere atto che si è stati particolarmente bravi nello scegliersi un eteroctono che vive i problemi scottanti come altro da sé, strizzando l'occhio al neomondialismo da salotto e sapendo di poter contare sul modenese medio, che continua a cantare 'Bella Ciao' e a rifugiarsi nei borlenghi a Ponte Alto.
Modena e Reggio Emilia non hanno bisogno di altre cerimonie identitarie, né di essere rassicurate che tutto va bene perché lo dice il partito di maggioranza.
Una città non si difende con gli slogan.
E se qualcuno ritiene che porre queste domande significhi «fare allarmismo», abbia l'onestà intellettuale di presentare fatti a sostegno della propria tesi: contra facta non valent argumenta.
La sicurezza dei cittadini non può essere sacrificata sull'altare dell'autocompiacimento, tanto politico quanto cittadino.
Altrimenti, guardando a tutto ciò che sta accadendo dalle nostre parti, è proprio il caso di dire: chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Cordialmente
Marcello Castrataro

