Leggendo le notizie di questi giorni, c’è un filo rosso che lega le proteste inascoltate sul drop-in alla Sacca e la proposta del governo Meloni sui tetti agli alunni stranieri: l'abbandono delle periferie e l'ipocrisia delle istituzioni.
Da un lato, il Governo propone quote aritmetiche di facciata. Dall’altro, un insegnante su La Stampa lo ricorda chiaramente: 'Solo investendo nelle periferie si evita la segregazione'. Le famiglie che possono permetterselo scappano verso le scuole private o altri quartieri non per razzismo, ma per esasperazione.
Il caso di Modena è emblematico. Il Comune continua a usare la Sacca come il 'capro espiatorio” della città: poli logistici, aziende rumorose, palazzoni intensivi, poco verde e la concentrazione di servizi per la marginalità sociale, come appunto il drop in. Quando le persone arrivano a dormire sulle panchine davanti alle scuole Marconi, la risposta dell’amministrazione è spostare la panchina e chiedere alla residenza di 'portare pazienza'. Anzi, raddoppia: la nuova trovata è tenere aperto il drop-in H24. Ma in tutto questo, la sicurezza dei residenti e dei bambini dove va a finire?
Trasformare un quartiere già fragile in un polo d'attrazione continuo, a tutte le ore del giorno e della notte, devasta la vivibilità attorno alle scuole e alle abitazioni!In un contesto simile, trovare classi con 4 alunni italiani e 18 stranieri (come alle scuole Gramsci) non è la causa del problema, ma l'inevitabile conseguenza di scelte urbanistiche e sociali sbagliate.
Qui emerge tutta l'ipocrisia locale. Le giunte di centro-sinistra attaccano la destra parlando di inclusione, ma sul territorio trattano i quartieri popolari come carne da macello.
Finché la politica locale continuerà a sacrificare la sicurezza e la vivibilità dei quartieri, gli slogan del Governo sui tetti scolastici resteranno propaganda e l'inazione del Comune continuerà a penalizzare famiglie, studenti e residenti.
Anita

