Da sempre a Mirandola si parla del futuro dell’Ospedale Santa Maria Bianca. I giornali hanno riportato le notizie di ristrutturazioni, ridimensionamenti, trasformazioni, grandi progetti e, in alcuni momenti, persino del rischio di una progressiva perdita della sua funzione ospedaliera. Mentre cambiavano gli interlocutori nella politica e nella sanità noi cittadini abbiamo avuto la sensazione che alle parole seguissero poche azioni concrete: per questo accogliamo con interesse e soddisfazione le notizie degli ultimi mesi. Oggi finalmente investimenti importanti, nuovi servizi, riqualificazione degli spazi e un ruolo più definito per il Santa Maria Bianca all’interno della sanità provinciale si manifestano in azioni concrete e già visibili.
Anche alla luce di questo cambiamento, come giovani, lavoratori, professionisti, e cittadini, crediamo che sia arrivato il momento di cambiare anche il modo con cui giudichiamo il nostro ospedale. Per anni siamo stati abituati a pensare che un ospedale fosse tanto più importante quanto maggiore fosse il numero dei suoi reparti. Ma la medicina è cambiata. Tecnologie sempre più avanzate, specializzazioni e criteri di sicurezza impongono oggi una domanda diversa: non quanti reparti abbiamo, ma quali cure siamo realmente capaci di offrire, con quale qualità, con quali professionisti, con quali tecnologie e con quali risultati.
È questa, a
nostro avviso, la vera sfida per Mirandola, e i progetti presentati in questi mesi prevedono un Santa Maria Bianca rinnovato e maggiormente integrato con la rete sanitaria provinciale, con il potenziamento delle attività mediche e chirurgiche, della terapia semintensiva, della Pneumologia, dell’Ortopedia, della diagnostica e dell’assistenza ai pazienti fragili, insieme a nuovi investimenti tecnologici e a una maggiore integrazione tra ospedale e territorio.Ciò consente di fare a Mirandola tutto ciò che può essere fatto qui con elevati standard di qualità e sicurezza, evitando ai cittadini spostamenti inutili; per le prestazioni di maggiore complessità, invece, è corretto, e sicuro, che i cittadini siano indirizzati verso le strutture dotate delle competenze e delle tecnologie necessarie.
Particolarmente significativo ci sembra il progetto dedicato alla salute della donna. Se la chiusura del punto nascita del Santa Maria Bianca ha rappresentato per molti mirandolesi una ferita (tanti sono nati in quell’ospedale), è pur vero che la medicina non può essere guidata dai ricordi e dall’affetto, ma da precisi standard di sicurezza definiti da protocolli nazionali e internazionali. Per questo motivo concentrare alcune attività in strutture maggiormente attrezzate – e ciò sta avvenendo in tutta Italia ed Europa - è una scelta necessaria.
Per gli interventi di elevata complessità o per alcune diagnosi altamente specialistiche continueremo naturalmente a rivolgerci a Carpi, Modena o ad altre strutture. Questo non deve essere interpretato come un impoverimento di Mirandola, se contemporaneamente il nostro ospedale viene rafforzato nelle proprie funzioni e diventa parte indispensabile di una rete sanitaria più ampia.
Lungi qui speculare sulla posizione geografica corretta sulla quale edificare un nuovo ospedale, tanto più in un territorio ricco di coltivazioni e in dovere di rispettare le nuove normative antisismiche e antialluvionali, a garanzia di sicurezza di tutta l’utenza. È comprensibile che accettarne la costruzione a Carpi spaventi, ma nella pianificazione della complementarietà di cui si parla c’è la possibilità di un’alleanza costruttiva, totalmente necessaria e attuale.
Anche l’aumento programmato dei posti letto rappresenta un segnale positivo. Ma un letto, da solo, non cura nessuno. Sono i professionisti, le competenze, le tecnologie e l’organizzazione a determinare la qualità e nei progetti presentati i “letti” si accompagnano aa personale, servizi e attività sanitarie qualificate.
Allo stesso modo consideriamo importanti gli investimenti nella sanità territoriale e nelle Case della Comunità dell’Area Nord. Ospedale, medici di medicina generale, specialisti, assistenza domiciliare e strutture territoriali non devono essere realtà separate, ma parti dello stesso sistema, capace di accompagnare il cittadino prima, durante e dopo un eventuale ricovero.
Dopo tanti anni di discussioni, oggi qualcosa sta finalmente cambiando. Alcuni interventi sono già stati realizzati, altri sono in corso e altri ancora fanno parte di un percorso di sviluppo già avviato. Sono segnali concreti che ci permettono di guardare al futuro del Santa Maria Bianca con maggiore fiducia. Difendere l’Ospedale oggi significa sostenerne l’evoluzione: moderno, sicuro, efficiente, tecnologicamente avanzato e pienamente inserito nella rete sanitaria provinciale. Smettiamo di guardare al passato e iniziamo a pensare a ciò che potrà diventare. Per noi mirandolesi, sapere di poter contare su un punto di riferimento per l’intera Area Nord in alcuni trattamenti e percorsi di cura, è motivo di d’orgoglio. Pensare che i nostri genitori, figli, nipoti, amici e vicini possano trovare proprio qui, vicino a casa, un’assistenza di qualità è forse il futuro più bello che possiamo desiderare per il nostro ospedale.
Un gruppo di cittadini mirandolesi
Tobia Bellodi, Riccardo Altobello, Nicola Benatti, Federico Benatti, Giacomo Ghelfi, Matteo Balboni, Flavio Barbieri, Jacopo Villa, Tommaso Villa, Filippo Galavotti, Brando Bruschi, Benedetta Bernardi e Francesco Palmieri, Margherita Bernardi, Beatrice Longhi, Marco Gasparini, Priscilla Bellodi

