L’assessora Maletti, affiancata dalla dirigente del Welfare Annalisa Righi, dalla direttrice SerDP Chiara Gabrielli e dai rappresentanti del CEIS, ha aperto l’incontro spiegando di essere lì per rispondere alla proposta del Consiglio di Quartiere: tra queste la richiesta di distribuire l’utenza in nuovi punti da creare negli altri tre quartieri della città. Una proposta definita “costosa e inutile”, perché, secondo l’amministrazione, spacciatori e consumatori continuerebbero comunque a gravitare attorno all’attuale sede. In sostanza, la logica politica del drop-in è mantenere l'assistenza ai tossicodipendenti nei luoghi a maggiore diffusione dello spaccio e del consumo, ovvero zona stazione, R-Nord, passando per strada Canaletto, arrivando al parco XXII aprile.
Fatto sta che quando alcuni cittadini hanno chiesto quali dati e quali analisi supportassero questa conclusione, i dati non sono stati forniti.
'Una mancanza che ha alimentato la percezione che fossero risposte difensive, più orientate a confermare scelte già prese che a confrontarsi con le evidenze richieste dal quartiere' - afferma un componente del Comitato Sacca.
Non sono mancati momenti con toni accesi. Alla direttrice Gabrielli è stata contestata l’affermazione secondo cui la dipendenza sarebbe “una malattia come un tumore”: molti residenti hanno replicato parlando di dipendenze, di prevenzione insufficiente e di un approccio che non tiene conto dell’impatto sul territorio.
Maletti ha annunciato una nuova sperimentazione: apertura del Drop‑in per 22 ore al giorno per un anno, a partire dall’avvio dell’accoglienza invernale. Dal pubblico è arrivata una contestazione immediata: 'Non è la prima sperimentazione, e l’apertura 22 ore era già stata fatta l’anno scorso'
Atro motivo di contestazione, questa volta diretta all'assessore, il
Al termine della serata a delusione era tanta. 'Le risposte dell’amministrazione sono state lontane da quanto da sempre sostenuto da molti non nessun dato condiviso, nessuna valutazione sui luoghi sensibili, nessuna disponibilità a considerare alternative. Sembrava di parlare con un’azienda che difende il proprio prodotto, non con un’istituzione che ascolta una comunità', ha commentato un altro residente.



