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Dig Bella Ciao, Ranucci attacca Nerazzini: 'Taccio sulle collette che facemmo per ricomprargli attrezzattura'

Dig Bella Ciao, Ranucci attacca Nerazzini: 'Taccio sulle collette che facemmo per ricomprargli attrezzattura'

'Nerazzini avrebbe voluto che facessi intendere che la Procura di Milano non avesse voluto indagare i frati per il reato di autoriciclaggio'


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Dal palco di Modena del Festival Dig Bella Ciao Alberto Nerazzini aveva attaccato Sigfrido Ranucci, in un botta e risposta con Travaglio (video sotto). Parole che poi Nerazzini ha ripetuto anche in tv ieri sera. Ricordiamo che per il Festival Dig Bella Ciao, il Comune di Modena insieme alla Regione Emilia Romagna, hanno stanziato 150mila euro.

Oggi è arrivata la replica dello stesso Ranucci.

'Mi hanno riferito che ieri sera la trasmissione Filo Rosso ha ospitato, oltre a una serie di falsità sul caso Lavitola, anche le dichiarazioni di Alberto Nerazzini, ex collaboratore di Report - afferma Ranucci sui social -. Alberto Nerazzini ha detto che non sono un giornalista di sinistra e che gli avrei censurato tre inchieste. Premesso che, come giornalista, sono e devo essere libero di fare inchieste anche sulla sinistra — e Report ne ha fatte — quanto afferma Nerazzini è falso. Non ho mai censurato nessuno, anzi ho difeso ogni prodotto dei miei inviati, qualsiasi partito coinvolgesse: pago anche per questo. Non ho acquistato un'inchiesta di Nerazzini che aveva al centro le dinamiche che riguardavano una palazzina milanese, perché la Rai, da contratto, l'aveva già pagata. Da dirigente, ho evitato che la vicenda potesse mettere nei guai sia la Rai sia lo stesso Nerazzini.

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Di questo ho prove e testimonianze. Nel secondo caso, un'inchiesta che coinvolgeva alcuni istituti religiosi, Nerazzini avrebbe voluto che facessi intendere che la Procura di Milano non avesse voluto indagare i frati per il reato di 'autoriciclaggio'. Non lo feci, perché sarebbe stato un errore: il reato era stato inserito nel codice penale successivamente ai fatti contestati. Vale inoltre la pena ricordare che i frati sono stati assolti il 17 maggio 2019, con sentenza n. 6368/2019 del Tribunale di Milano, passata in giudicato. Su altre vicende — come le collette che abbiamo fatto come gruppo per ricomprare a Nerazzini le attrezzature di produzione che risultavano rubate in diversi furti — preferisco tacere'.

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