Oggi mi interrogo. Continuerò a essere quello che sono, a fare ciò che ho sempre fatto, perché Qualcuno mi ha insegnato ad “amare” anche i miei nemici? Ma sono anche un essere umano con tutte le sue debolezze e oggi avrei volentieri reagito con violenza. Non l’ho fatto perché mi ritengo un essere umano razionale, ma capirei chi diversamente da me avesse reagito. La domanda è: fino a che punto si spinge la sopportazione che non è buonismo fine a se stesso, quanto esercizio razionale che rende l’essere umano degno di considerarsi tale? Il razzismo non è morto, non è un qualcosa di passato, si manifesta in forme diverse, apparentemente trascurabili, ma c’è. E allora? Ci vuole pazienza che però non è rassegnazione, occorre reagire civilmente anche se, come diceva San Benedetto nella Sua Regola, dopo avere richiamato e più volte richiamato il fratello ad emendarsi, se non lo fa, si deve ricorrere alle battiture. Non violenza fine a se stessa, ma, come dice anche la Bibbia: “cattivo è il padre che lesina il bastone al figlio” e quindi, applicandolo sulle parti molli, diviene salutare medicina. Il “bastone” non va ovviamente inteso solo come tale, ma sotto forma di rigore, richiamo al rispetto delle regole, educazione. Certo costa, certo non ci si vorrebbe mai ricorrere, ma a volte non agire di conseguenza è peggior cosa.
Giuseppe Bellei Mussini

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