Opinioni Lettere al Direttore

Scandalo Fondazione di Modena, incredibili frasi del presidente Tiezzi

Scandalo Fondazione di Modena, incredibili frasi del presidente Tiezzi

Caro presidente, dietro ad ogni euro che arriva alla Fondazione di Modena, si celano sacrifici, rinunce e volontà di tanti risparmiatori...


4 minuti di lettura

Egregio direttore,

Anche rubare un centesimo è un reato. In una qualsiasi organizzazione quando un dipendente si impropria indebitamente anche solamente di un centesimo, responsabile dell’ammanco è anche, seppure con gravità diverse, il suo diretto superiore.

Si guardi alla fattispecie sotto il seguente punto di vista. In una impresa con un unico soggetto economico ed un solo dipendente, se il dipendente sottrae indebitamente danaro dalla attività, a pagare di tasca propria in prima persona, a cominciare dall’ammanco subito, non può che essere il soggetto economico titolare. Infatti, egli dovrà ripristinare immediatamente l’ammanco e soltanto eventualmente verrà rimborsato ex Legge della somma di danaro sottratto dalla ditta.


Bene, dunque ora si immagini una impresa più ampiamente costituta o societaria, infine ente, nella quale agiscano più funzioni delegate in scala gerarchica. Si comprende così che il soggetto economico dell’impresa, qualsiasi sia la sua forma giuridica, può delegare parte o tutte delle sue funzioni, con peso e modalità differenti, anche a scalare, ad altri ruoli aziendali. Questi dunque, attraverso la delega ricevuta, fra l’altro retribuita, sostituiscono (in vece di) in tutto o in parte le funzioni in capo al soggetto economico e perciò anche le responsabilità.

Non si comprende perciò la difesa che alcune parti politiche continuano a sostenere

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in favore dei responsabili aziendali di AMO e di Fondazione di Modena.


I responsabili (da accertare) di fatto del danno recato sono il e la dipendente che avrebbero sottratto indebitamente il danaro dall’Ente e dall’azienda. Responsabili in peso, misura e modalità minori, queste da accertare, lo sono anche coloro delegati ad esercitare le funzioni di presidio, di supervisione e di controllo sui ruoli sottoposti e sulle loro operatività in relazione alle deleghe attribuite. Più lungo è il periodo di tempo delle ripetute malversazioni, più alta e grave diventa la responsabilità delle funzioni delegate.


Se non avessero peso e valore le loro responsabilità a che servirebbe la loro presenza, retribuita coerentemente, in Ente ed in azienda? Non è sicuramente da imputare ai due casi modenesi, ma, in generale, va detto che sempre deve essere accertata altresì dei responsabili aziendali delegati anche la loro non correità ai fatti principali.

Oltre a quanto detto sopra, sorprende e lascia di stucco l’affermazione, riportata dal quotidiano modenese online La Pressa, espressa dal presidente della Fondazione di Modena. Il presidente Matteo Tiezzi (video sotto) ha affermato che la cifra sottratta sarebbe irrisoria rispetto al bilancio della Fondazione, affermando a modo di esempio che “se qualcuno rubasse 20 euro dal suo conto egli non se

ne accorgerebbe”.


Si può fare affidamento in generale a chi, ricoprente un ruolo aziendale o di ente, pubblicamente, pure se a titolo di esempio, sminuisce il valore di una banconota anche se di importo di piccola entità, soprattutto considerando la delegata responsabilità della gestione del danaro ricevuto da terzi per scopi di pubblica utilità attraverso erogazioni?

Chi darebbe il proprio danaro per qualsivoglia causa a chi dice di non essere in grado di difendere il proprio dalle malversazioni e neanche di accorgersene?


Inoltre, va considerato quanto segue. Qualsiasi forma di furto è considerata un reato in base alla Legge, indipendentemente dal valore dell'oggetto rubato. Anche sottrarre un solo centesimo è tecnicamente illegale perché soddisfa i criteri legali di base del furto. Chi è capace di un furto di un solo centesimo, può esserlo, almeno nella volontà, anche di importi superiori.

Anche se formalmente il furto di un solo centesimo a causa del principio giuridico 'de minimis non curat lex', non significa che non vi sia gravità nel fatto non soltanto sotto il punto di vista giuridico ma anche e soprattutto sotto il profilo etico e di fiducia.


Il presidente di Fondazione di Modena è ovviamente libero di tenere in considerazione e di attribuire qualsivoglia valore al proprio danaro come ad

egli pare e piace, nondimeno, risulta stonato il suo dire considerando il suo ruolo nella Fondazione e la particolare attività di questa che consiste nel gestire un patrimonio ricevuto da terzi, destinato a scopi di utilità sociale, culturale, scientifica o filantropica senza fini di lucro. Dietro ad ogni euro che arriva alla Fondazione di Modena, seppur dopo una lunga trafila, si celano sacrifici, rinunce e volontà di tanti risparmiatori, di tante persone. Sempre dietro quell’euro si manifestano speranze, sogni, desideri ed attese di tanti richiedenti ovvero attendenti le deliberazioni della Fondazione di Modena.


Una banconota qualsiasi, come anche quella da venti euro della cui sottrazione dal suo conto sembrerebbe a suo dire poter non accorgersi il presidente della Fondazione di Modena, non è soltanto un pezzo di carta ma un oggetto simbolico che racchiude in sé significati profondi della vita di tutte le persone e del valore che ciascuna di esse le ha attribuito anche soltanto per un momento. Lo è stata di tutte le persone che l’hanno guadagnata, che l’hanno spesa, che l’hanno sognata e desiderata, che l’hanno risparmiata, che, semplicemente, l’hanno scambiata.


È il libro della vita dell’umanità in tutti i suoi aspetti, storici, culturali, di arte, eccetera, e della fiducia che ognuno dei portatori le ha manifestato. È la bandiera della fiducia comune e reciproca che chiunque deve saper portare responsabilmente.


Camillo Po

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