Lo scorso 27 aprile in Consiglio Comunale a Mirandola si è parlato di Cispadana e ancora una volta la maggioranza ha perso l’occasione, dopo 12 anni, di affrontare seriamente e compiutamente le ragioni dello stallo della infrastruttura, in tutte le sue possibili varianti, Cispadana.
L’errore di fondo fatto nel 2006 fu di avvallare una infrastruttura non al servizio del territorio attraversato ma al servizio di un progetto avulso dal territorio stesso e influenzabile da dinamiche che non i Comuni, non la Regione ma neanche lo Stato erano in grado di contrastare. La trasformazione radicale, che già si intravvedeva ampiamente nel 2006 e che in questi dodici anni si è fatta definitiva, del modello trasportistico che avremo da oggi e per almeno un altro mezzo secolo nel resto del mondo o perlomeno nei mari che toccano l’Italia e nel resto dell’Europa continentale.
Il documento votato dalla maggioranza del Consiglio Comunale di Mirandola con cui si tira per la giacca la Regione è la palese incapacità della politica locale di avere una propria autonoma elaborazione trasportistica ma soprattutto, spezzo una lancia in favore della Regione, di assumersi le proprie responsabilità sulle scelte fatte dal 2006 in poi dimenticandosi che nella Conferenza
A questa classe dirigente e alla sua maggioranza non si chiedono chissà quali giravolte di posizione ma semplicemente di ripensare a cosa è oggi, ma lo era anche ieri, veramente utile e conveniente al territorio nel suo complesso e al sistema produttivo in particolare. Se nel contempo venisse data un po’ di attenzione al tema ambientale sarebbe molto gradito.
Silvano Tagliavini del Coordinamento cispadano NO autostrada.
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