Ci siamo. Dopo i fatidici cento giorni di giallo verde si sente il bisogno di correre ai ripari. Voglio dire che la voce del popolo comincia a riflettere sulla democrazia dei poteri e dei controlli. Per evitare che il voto venga gestito a fini personali, nel senso dittatoriale rozzo e anticulturale.
Torna prorompente la differenza fra cultura di governo e governo delle enunciazioni, fra modernità e progressismo su cui è bene tornare. Il cambiamento non è la vincita al lotto ma l'idea di guardare lontano scrutando l'evoluzione delle società nel mondo globale: le migrazioni, la povertà, l'uso delle risorse naturali e l'ambiente, la sicurezza tra confini e libertà: è qui che si gioca la credibilità di uno Stato, di una civiltà.
È partendo da questo volo sopra la città che proviamo a ragionare. La proiezione alle elezioni comunali, parte importantissima del futuro, mi porta a dire con sincerità che non può partire da un Pd che non ha nè segretario nè attrazione politica.
Il dato emergente è quello delle liste civiche seppur appesantite da elementi di negazione su troppi temi importanti e da connotati di revanscismo destrorso con punte di pericoloso razzismo.
Novi, Vignola, Zocca, Guiglia, Serramazzoni e Pavullo hanno ognuna la sua particolarità, ma incide sopratutto la voglia di andare oltre un sistema di potere non piu riconosciuto nelle e dalle comunità.
Non si può organizzare il nuovo se non si parte di qua.
Solo il riformismo senza il peso dell'ideologismo padronale può essere il federatore del popolo dei senza tessere dei lavoratori del sindacato dei liberi professionisti degli artigiani dell'intelletto e del lavoro manuale, indispensabili anche nel futuro dei robot.
Onore ai volontari di ogni partito, ma l'idea del futuro e fuori dalle feste.
È lì dove dovrebbero cominciare i puri difensori della Costituzione - noi impuri la riteniamo la nostra carta - a uscire dal ghetto dove hanno trascinato l'Italia con battaglie di retroguardia che da sempre hanno dato spazio alle destre contro ogni riformismo.
A semplice memoria: contro i socialisti traditori, contro l'ulivo di Prodi, contro il referendum.
C'è bisogno di serenità e libertà, di cambiamento in uomini e mezzi per superare anche l'ostacolo delle alleanze larghe e dimezzate nella gestione. Chi avrà questo coraggio vincerà e darà un contributo contro la deriva sovranista e populista che è ancora raffreddore e non malattia.
La cultura alla quale mi rifaccio suggerisce la libertà di voto rispetto un Pd senza anima ed educazione politica per la quale non sono ipotizzabili accordi politici, per costruire una nuova opposizione e un nuovo sistema di governo locale contro sovranismo e populismo.
Paolo Cristoni
(1).jpg)

