Sulla irresistibile, velocissima e silenziosa ascesa di Domenico Trombone nel movimento cooperativo di Legacoop fino a detenere un grande potere personale ed una influenza opaca e sul gruppo ristretto di potere che lo ha sostenuto e lo sostiene (poche persone potenti di qualche grande coop e delle strutture finanziarie di Legacoop) ci sarebbe molto da approfondire e da discutere, nel bene e nel male.
Resta il fatto che le politiche cooperative e le grandi strategie sono ormai in mano ad un pugno di uomini, spesso auto referenti e questo ha modificato nel profondo il modello di gestione del sistema Lega che da un lato continua a sostenere verbalmente la sua tensione per la partecipazione democratica formata ed informata, trasparente dei soci, dove dovrebbe funzionare il principio di base di una testa un voto, ma che poi nel concreto è in mano a gruppi ristretti di, spesso eterni, dirigenti alterando il suddetto principio in una tendenza alla finanziarizzazione spinta del sistema.
Senza voler tornare alla cooperazione arcaica penso che occorrerebbe mettere in moto una riflessione ed un progetto diverso, largamente discussi e condivisi dai soci.
A Modena ai miei tempi il potere reale in Legacoop lo avevano tre o quattro persone che vedevano di fatto la struttura associativa ed il suo presidente come megafono di decisioni prese altrove in caminetti ristretti, costoro influenzavano gli strumenti finanziari e potevano incidere in modo forte sul certi equilibri aziendali.
Non so se ora Legacoop estense Modena/Ferrara vive la stessa situazione ma da quello che percepisco sono portato a pensare di sì. E' chiaro che in una situazione di questo tipo si formavano le gerarchie di corte e la difficoltà ad esporsi nei dibattiti e negli organismi, in cui la parte politico/associativa vedo che conta sempre meno e la sua attività è sempre più di immagine, perché la sostanza la gestiscono altri.
Roberto Vezzelli - ex presidente Legacoop
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