Formidabile l'unificazione dell'ospedale Policlinico e Baggiovara. Sarebbe però utile ricordare che nel 2005 erano già una azienda unica e gli stessi attuali protagonisti della sanità allora applaudirono alla divisione in due aziende autonome con costi e disservizi inimmaginabili.
Guai per 15 anni solo a parlare di una riunificazione, e ora dopo 18 anni torniamo al punto di partenza. Esattamente però non al punto di partenza perché nel 2005 al Policlinico erano presenti tutte le specialistiche nessuna esclusa e il cittadino che approdava in quell'ospedale aveva in quella sede tutte le risposte adeguate. Il Ministro Lorenzin ha ribadito con grande determinazione la chiusura del punto nascite di Pavullo spiegando che sarebbe un delitto continuare ad avere parti con una soglia inferiore ai 500 parti all'anno, perché nessun operatore sanitario sarebbe in grado di gestirli con efficacia data l'esiguità del numero.
Il Direttore Generale Ivan Trenti ha poi insistito a lungo sulle specificità dei due ospedali ribadendo la missione di Baggiovara per i traumi, con dotazione di personale e strumentazioni sempre più all'avanguardia e un flusso imponente di traumatizzati che consente un allenamento continuo dei sanitari. Ha poi spiegato che per il Policlinico è prevista una ingente spesa per una sistemazione definitiva del dipartimento materno infantile. Allora il Ministro dice che è sacrosanto diritto del paziente essere ricevuto in un ospedale super attrezzato e con personale allenato tant'è che nel caso dei traumi quasi tutti i feriti vengono portati all'ospedale di Baggiovara. Quasi tutti perché i circa 100 casi all'anno di gravi traumi che riguardano donne gravide e bambini sino a 14 anni vengono portati al Policlinico che può dare una risposta assolutamente inferiore a quella di Baggiovara e che il ministro, riferendosi Pavullo, ha definito delittuosa. Fiumi di inchiostro e di parole per un rigore negato o concesso e qui di fronte a fatti incontrovertibili silenzio assoluto e nessuna volontà di affrontare e risolvere il problema.
Chi scrive questa lettera non è condizionato dall'azienda sanitaria né dalla politica, ma unicamente dalla deontologia professionale e dalla tutela dei pazienti.
Daniele Giovanardi
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