Narrazione degli anni duemila di una Sanità come servizio per clienti è stato un errore culturale troppo grande cui la stessa politica debole ha ceduto, abdicando alla sola idea reale di una Sanità che è un patrimonio di comunità a servizio.
La nostra provincia è ricca di Eccellenze nazionali ed internazionali e le maggiori non sono nemmeno universitarie, a dimostrazione che è anche difficile ridurre le criticità ad una insipienza clientelare e laobbistica, che sarebbe una maldestra illusione pensare che penalizzi competenze e meriti solo nella politica.
Molte criticità, per dovere di verità, nascono sia dal grave definanziamento decennale del Fondo Sanitario Nazionale, sia dalla palese volontà di agevolare progressive esternalizzazioni verso il privato, sia da oggettive criticità organizzative e di “vision” che hanno coinvolto anche la nostra realtà locale. Non è certo negabile che sia in ritardo la serenità con cui poter finalmente sfatare il tabù politico di una discussione critica e costruttiva sull’integrazione clinica dei due stabilimenti AOU, per troppo tempo imbavagliata, un po’ per timore ed un po’ per impreparazione tecnica locale in tema sanitario. Ma una discussione seria e di prospettiva sul futuro della sanità universalistica modenese passa soprattutto da un secondo scatto di qualità culturale, che sta nel superare un’anacronistica discussione ospedalocentrica Baggiovara/Policlinico.
Concordo che le condizioni attuali rendano inderogabile il tema sanitario, ma più perché il tempo a disposizione della sostenibilità del Sistema è finito, piuttosto che per i nomi o le contingenze politiche. La sanità contemporanea (che è quella di domani nemmeno più dell’oggi) prescinde da elementarizzazioni di probabili doppioni o presunte eccellenze ipo o ipervalutate su basi amichettali, perché a questo ci pensa ormai il mercato e la reale competizione globale ad eliminarle. Oggi le basi ineludibili di riorganizzazione e riflessione vertono esclusivamente sul mettere in rete percorsi e processi clinici ospedalieri e territoriali. Le concorrenze e ridondanze interne si superano definendo ottimalmente le competenze dei singoli professionisti universitari o ospedalieri. Competenze che non si superino o degradino, ma che si integrino, definendo chi fa cosa e dove, in tutto il territorio provinciale o addirittura interprovinciale, al fine di produrre un’eccellenza di sistema e non personale, così come una sostenibilità economica che renda possibile mantenere gli altissimi costi di ricerca ed innovazione che caratterizzano nel tempo le eccellenze.
Prima di tutto ciò vanno subito oggi definiti e ripensati i processi assistenziali clinici e chirurgici per disegnare cosa fa un ospedale Hub o un ospedale provinciale e cosa fa il territorio. Come integrare tutto questo in percorsi che si possano dare continuità assistenziale, allargandosi e sfruttando l’intero territorio, in un percorso che accompagni cittadini e medici dal momento delle diagnosi, alle cure, al post-cura, fino alle fragilità dell’assistenza domiciliare o di lungodegenza. La risposta della sanità modenese non sta nella sola AOU, ma sta ormai nell’idea di lavoro interaziendale, e la vera contingenza da cogliere non sta in partiti o scaramucce partitiche, ma nel lavoro congiunto delle due attuali Direzioni in cui la politica e la società abbiano, questo sì, occasione e dovere di avviare subito confronti e dibattiti che si aprano in sinergia con i professionisti alle sfide moderne di
Dottor Andrea Leti Acciaro - Segretario Circolo provinciale Sanità PD
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