Nella nostra città (a differenza della quasi totalità dei comuni della provincia dove tutte le scuole sono statali) la presenza delle scuole dell’infanzia statali, per scelta delle amministrazioni che si sono succedute nel dopoguerra, è minima (solo 12 scuole su circa una cinquantina); in Italia, esse rappresentano il 63%.
Eppure, sono gratuite per le famiglie e non pesano sul bilancio del comune.
In compenso, abbiamo un fiorire di scuole gestite da diversi enti sia religiosi che non, da cooperative e da una fondazione, oltre che da privati, più o meno convenzionate; molte di queste sono abbondantemente finanziate dallo Stato e dal Comune; naturalmente, ogni scuola richiede proprie rette annuali che arrivano fino a circa 7.000 euro e oltre, per la frequenza piena nelle scuole vip
Ciò sta creando forti disuguaglianze fin dall’età più precoce, favorendo la distribuzione dei bambini nelle diverse tipologie di scuole a seconda del reddito familiare.
La sostanza è che, nonostante un costo enorme per il Comune, gli alunni delle fasce più povere e gli stranieri (una scuola statale venne pubblicamente denunciata sulla stampa per avere il 100% di alunni stranieri) si concentrano nelle scuole meno costose, anzi gratuite per chi non mangia, e cioè le statali.
Addio scuola inclusiva.
Nel chiacchiericcio sotterraneo, si dice che nella nostra città non ci sono disuguaglianze di accesso, perché il Comune, direttamente o tramite accordi, pratica “sconti tariffari” alle famiglie più povere. E’ una affermazione aberrante che ci riporta alla mente la “politica compassionevole” addebitata al centro destra.
Sì, perché i bonus, i voucher, non sono altro che espressioni di quel tipo di politica che tanto venne contestata dal centro sinistra.
Quello che occorre garantire, soprattutto in un sistema plurale come quello modenese, è la parità di accesso e quindi l’inclusività. Occorre garantire che tutti i bambini, a prescindere dalle condizioni economiche familiari, possano aver accesso a qualsiasi scuola faccia parte del sistema integrato a prescindere dalla condizione economica della famiglia. Tutto qui. Basta con le scuole per l’èlite e quelle per i poveri.
Statalizzare le scuole dell'infanzia è un dovere
La scelta necessaria e fondamentale sarà, comunque, quella di allargare il numero di scuole statali fino ad arrivare, gradualmente, tramite accordi con lo Stato (così come avvenuto, in passato, per gli insegnanti del tempo pieno, per l’istituto E. Fermi e per il liceo musicale Vecchi-Tonelli ) alla loro generalizzazione così come accade, senza nessun scandalo, negli altri gradi scolastici. Ciò consentirà, ad un sempre maggior numero di bambini, un accesso gratuito, ma anche e soprattutto, un ambiente rappresentativo di quella che è la società di oggi e, quindi, una sostanziale uguaglianza di opportunità; il tutto, con consistenti vantaggi per il Comune, che potrebbe utilmente destinare i risparmi per ridurre le tariffe degli asili nido.
Quindi scuola dell’infanzia statale generalizzata, inclusiva, gratuita (salvo il pasto), senza costi per il comune e, di conseguenza, rette dei nidi più leggere.
Franco Fondriest
Omer Bonezzi
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