Rubriche Ruote Libere

Autotrasporto e caro gasolio, la Spagna cambia le regole. L’Italia resta ferma

Autotrasporto e caro gasolio, la Spagna cambia le regole. L’Italia resta ferma

Madrid impone l’adeguamento delle tariffe e sanziona chi lo ostacola. Dopo quattro anni di Salvini al MIT, in Italia manca ancora una vera riforma


3 minuti di lettura

La Spagna ha fatto quello che in Italia chiediamo da anni: ha riconosciuto che il problema dell'autotrasporto non si risolve distribuendo bonus ogni volta che aumenta il gasolio. Servono, sono parole del Governo spagnolo, «soluzioni strutturali a problemi strutturali». Madrid individua con grande chiarezza anche il problema: la difficoltà delle imprese di autotrasporto a trasferire immediatamente sui propri clienti l'aumento dei costi e l'esistenza di una «relazione contrattuale asimmetrica» tra le parti. Finalmente qualcuno chiama le cose con il loro nome.

Il gasolio aumenta? Aumenta il nolo

La nuova disciplina spagnola è semplice. Se il prezzo del gasolio varia almeno del 5% tra la conclusione del contratto e l'esecuzione del trasporto, il prezzo del servizio viene adeguato automaticamente secondo la formula prevista dalla legge. Se il gasolio sale, il nolo sale. Se scende, il nolo scende. Nei contratti continuativi l'adeguamento avviene invece ad ogni periodo di fatturazione, indipendentemente dalla percentuale di variazione. E soprattutto non è possibile rinunciarvi: il patto contrario è nullo. L'adeguamento deve essere indicato separatamente in fattura e la Spagna ha accompagnato l'obbligo con sanzioni pesanti: chi ne ostacola l'applicazione in fattura rischia multe fino a 6.000 euro, che possono arrivare a 18.000 euro in caso di recidiva.

Spazio ADV dedicata a novisad
Questa è la differenza tra indicare un principio e decidere che quel principio deve essere rispettato.

Anche in Italia esiste una tutela. Ma non basta

Va detto con chiarezza: anche la normativa italiana prevede un meccanismo di adeguamento della componente carburante. L'articolo 83-bis lo stabilisce per le prestazioni di trasporto che si sviluppano per un periodo superiore a trenta giorni quando il prezzo del gasolio varia oltre il 2%. Abbiamo inoltre i costi indicativi pubblicati dal MIT e negli ultimi anni sono stati adottati diversi interventi economici a favore del settore. Ma il problema strutturale rimane. A cosa serve conoscere il costo corretto di un trasporto se poi il vettore non ha la forza contrattuale per farselo riconoscere? È questo il punto che la Spagna ha avuto il coraggio di affrontare.

Quasi quattro anni di Salvini: dov'è la riforma?

Matteo Salvini guida il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dall'ottobre 2022. In questi anni ci sono stati fondi, incentivi, crediti d'imposta, tavoli ministeriali e anche alcuni provvedimenti, come la nuova disciplina delle attese al carico e allo scarico. Ma dopo quasi quattro anni è legittimo chiedere al Ministro una cosa molto semplice: quale riforma strutturale ha realizzato per riequilibrare il rapporto tra vettori e committenza? Non quanti milioni siano stati stanziati.

Quali regole siano state cambiate. Perché continuare a finanziare le emergenze non significa risolvere i problemi che le producono.

«Evitare un deterioramento irreversibile delle imprese»

È forse questo il passaggio più importante della scelta spagnola. Madrid spiega che la riforma serve ad evitare «un ulteriore e irreversibile deterioramento della sostenibilità economica delle imprese di autotrasporto». Parole pesanti, ma tremendamente concrete. Se un'impresa compra gasolio, camion, pneumatici, assicurazioni e lavoro a prezzi di mercato, ma non riesce a trasferire gli aumenti sul prezzo del servizio che vende, quella impresa prima perde marginalità e poi chiude. Non servono altri tavoli per scoprirlo.

Non vogliamo vivere di bonus

Ruote Libere lo sostiene da anni: l'autotrasporto non deve vivere di sussidi. Deve poter vivere del proprio lavoro. Il bonus lo paga la collettività. Il trasporto deve pagarlo chi lo acquista. Gli interventi pubblici possono essere indispensabili nelle emergenze, ma non possono sostituire un mercato nel quale il prezzo riconosciuto al vettore copra realmente i suoi costi. La Spagna, accanto agli interventi sul caro gasolio, ha scelto di cambiare le regole. L'Italia continua troppo spesso a fermarsi ai primi.

Ministro Salvini, non serve l'ennesimo bonus

Non chiediamo di copiare la legge spagnola.

Chiediamo di affrontare finalmente lo stesso problema: l'enorme squilibrio di potere contrattuale tra chi esegue il trasporto e chi lo acquista. Perché la libertà contrattuale esiste davvero soltanto quando entrambe le parti hanno la possibilità concreta di dire no. Dopo quasi quattro anni al MIT, Matteo Salvini dovrebbe spiegare agli autotrasportatori italiani perché una riforma strutturale di questo rapporto non sia ancora arrivata. I bonus finiscono. I fondi si esauriscono. Le regole restano. Ed è di nuove regole che l'autotrasporto italiano ha bisogno.


Cinzia Franchini

Foto dell'autore

La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, sociale ed ec...   

La Pressa
Logo LaPressa.it
Spazio ADV dedicata a Udicon
Spazio ADV dedicata a Italpizza
Spazio ADV dedicata a Acof onoranze funebri

Da anni Lapressa.it offre una informazione indipendente ai lettori, senza nessun finanziamento pubblico. La pubblicità copre parte dei costi, ma non basta. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci segue di concederci un contributo. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di lettori, è fondamentale.

Articoli Correlati