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Merci pericolose, da oltre vent’anni una legge senza controlli

Merci pericolose, da oltre vent’anni una legge senza controlli

Multe fino a 36mila euro, ma la vigilanza resta sulla carta


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Ogni giorno sulle strade italiane viaggiano migliaia di tonnellate di merci pericolose. Benzina e gas sono quelle più facilmente riconoscibili, ma ci sono anche solventi, prodotti chimici, sostanze tossiche, corrosive, infiammabili, infettive e pericolose per l’ambiente. Merci indispensabili all’economia, ma che richiedono precauzioni particolari perché un errore nella loro gestione può trasformare un normale incidente in un’emergenza dalle conseguenze gravissime.
Per questo esiste l’ADR, l’accordo internazionale che disciplina il trasporto delle merci pericolose su strada e stabilisce le regole per classificarle, imballarle, caricarle, trasportarle e scaricarle in sicurezza. Potrebbe sembrare una normativa che riguarda camion e autotrasportatori. Non è così.

La sicurezza comincia prima del camion

L’ADR riguarda l’intera filiera. Salvo le esenzioni previste, l’obbligo di nominare un consulente ADR può interessare chi spedisce merci pericolose, chi le imballa, chi riempie cisterne o contenitori, chi le carica, chi le trasporta e chi le scarica. Può quindi riguardare un’industria che produce e spedisce sostanze pericolose, un’impresa manifatturiera, un’azienda logistica e naturalmente un autotrasportatore.
La ragione è semplice: la sicurezza comincia molto prima che il camion esca dal cancello. La merce deve essere correttamente classificata, imballata, documentata e caricata e tutte le persone coinvolte devono ricevere una formazione adeguata alle attività e alle responsabilità che esercitano.
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All’interno di questo sistema opera il consulente per la sicurezza del trasporto di merci pericolose, il consulente ADR, che deve aiutare l’impresa a prevenire i rischi, verificare procedure e formazione, individuare eventuali criticità e predisporre la relazione annuale prevista dalla normativa.

Sanzioni fino a 36mila euro. Ma chi controlla?

Un’impresa obbligata che non nomina il consulente ADR rischia una sanzione da 6mila a 36mila euro. Eppure nel 2020 La Pressa chiese alla Motorizzazione civile quante verifiche fossero state effettuate sulla nomina dei consulenti e sugli altri adempimenti previsti e quante sanzioni fossero state elevate. La risposta dell’ingegner Gioacchino Di Mari, allora responsabile dell’Ufficio della Motorizzazione civile di Parma da cui dipendeva anche Modena, fu sorprendente. Dopo aver ricordato che la legge attribuiva agli uffici della Motorizzazione la vigilanza, scrisse:
«Non abbiamo ricevuto dal Ministero istruzioni su come fare la vigilanza». L’obbligo c’era. La sanzione anche. Mancava il meccanismo per rendere concretamente operativo il controllo.
Nel gennaio 2023 Ruote Libere riportò formalmente il problema all’attenzione del Ministero dei Trasporti. Nelle successive interlocuzioni ci venne confermato che la questione aveva carattere nazionale e che per rendere effettivamente operativo il sistema sarebbe stato necessario intervenire sulla normativa. Sono trascorsi più di tre anni.
Che cosa è cambiato?

I controlli restano soprattutto sulla strada

I controlli ADR su strada esistono e sono indispensabili. Ma riguardano un mezzo che è già partito e sono affidati alle forze dell’ordine, chiamate ad applicare una normativa estremamente tecnica, complessa e aggiornata ogni due anni, che richiede una preparazione specialistica. Proprio sulla necessità di mantenere e rafforzare la formazione specialistica del personale i sindacati di Polizia hanno più volte richiamato l’attenzione. In altri Paesi l’organizzazione è diversa. In Francia esiste un corpo specializzato di controllori dei trasporti terrestri che opera sia su strada sia direttamente nelle imprese, anche in collaborazione con le forze dell’ordine. In Spagna esistono procedure specifiche per l’ispezione delle merci pericolose non soltanto su strada, ma anche presso le aziende.
In Italia resta invece il problema che denunciamo da anni: la mancanza di un efficace sistema di vigilanza a monte. Eppure è proprio lì che si costruisce buona parte della sicurezza.

Il problema esplode quando accade l’incidente

Quando il camion parte, la merce è già stata classificata, imballata, documentata e caricata e il personale avrebbe già dovuto essere formato. Finché non accade nulla, un’impresa può continuare per anni senza che emerga la mancata applicazione delle regole. Il problema esplode quando si verifica un incidente.
È allora che vengono ricostruiti tutti i passaggi: chi ha classificato la merce, come è stata imballata e caricata, se il personale era formato, quali procedure erano state adottate e se l’impresa aveva adempiuto agli obblighi ADR, compresa, quando dovuta, la nomina del consulente.
Ma a quel punto il danno si è già verificato. La prevenzione dovrebbe servire esattamente a evitare di scoprire dopo un incidente ciò che avrebbe dovuto essere verificato prima.

Francia e Spagna: la nomina lascia una traccia

Il confronto con altri Paesi europei è significativo. In Spagna le imprese soggette all’obbligo comunicano all’autorità stabilimenti, attività svolte e identità dei consulenti nominati. Anche la relazione annuale entra nel sistema amministrativo ed esiste persino un parametro che limita il carico complessivo attribuibile a ciascun consulente, per evitare incarichi puramente formali. In Francia, dal 2021, la dichiarazione avviene attraverso una piattaforma ministeriale: l’impresa designa il consulente e il professionista può accettare o rifiutare l’incarico. Il principio è semplice: la nomina lascia una traccia e ciò che è tracciabile può essere controllato. La Francia prevede inoltre un sistema sanzionatorio particolarmente severo, che per determinate violazioni può avere anche conseguenze penali.

Germania: bisogna documentare i controlli

La Germania segue un modello diverso. Il consulente deve documentare la propria attività di vigilanza, indicando quando sono stati effettuati i controlli, quali persone sono state coinvolte e quali attività aziendali sono state verificate. L’impresa deve conservare questa documentazione e la relazione annuale per cinque anni e metterle a disposizione dell’autorità. Anche la mancata nomina è sanzionata. Tre sistemi diversi, accomunati da un principio: non basta prevedere un obbligo, bisogna poter verificare che venga rispettato.

E in Italia?

Le domande da rivolgere al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono semplici: Quante sono le imprese italiane obbligate a nominare un consulente ADR? Quante lo hanno nominato? Quante sono state controllate? E quante sanzioni da 6mila a 36mila euro sono state effettivamente elevate per la mancata nomina? Se questi dati esistono, il Ministero li renda pubblici. Se non esistono, il problema è ancora più evidente. Questa situazione attraversa Governi di colore diverso e non nasce certamente oggi. Ma è altrettanto vero che neppure il Ministero guidato da Matteo Salvini è riuscito finora a sciogliere il nodo, nonostante la questione sia stata nuovamente portata all’attenzione del dicastero nel 2023. E c’è un paradosso: proprio nel 2023 il Ministero è intervenuto per disciplinare le esenzioni dall’obbligo di nomina del consulente ADR. Se siamo in grado di stabilire chi può non nominarlo, perché non costruire un sistema che permetta di verificare chi invece è obbligato a farlo e non lo fa? Non chiediamo nuove regole né nuova burocrazia. Chiediamo che sia possibile controllare quelle che esistono già.

Chi rispetta la sicurezza paga. Chi non la rispetta risparmia

Rispettare l’ADR ha un costo: significa affidarsi a professionisti qualificati, formare il personale, utilizzare attrezzature e imballaggi conformi e organizzare correttamente procedure e documentazione.
Le imprese corrette questi costi li sostengono. Chi ignora gli obblighi risparmia. Una vigilanza inesistente finisce quindi per penalizzare chi investe nella sicurezza e favorire chi non rispetta le regole.
Ma soprattutto espone lavoratori, autotrasportatori e cittadini a rischi che una normativa nata proprio per prevenire gli incidenti dovrebbe contribuire a ridurre. Proprio per questo non possiamo accontentarci che sia rigorosa sulla carta. La sicurezza va costruita prima dell’incidente. Non verificata soltanto dopo.

 

Cinzia Franchini
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