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'Autotrasporto, per fermare illegalità occorre renderla sconveniente'

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L'analisi di Cinzia Franchini (Alis): 'L'obiettivo di tutti deve essere quello di rendere meno conveniente rivolgersi a queste cooperative'


'Autotrasporto, per fermare illegalità occorre renderla sconveniente'
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L'analisi presentata ieri da Alleanza cooperative italiane e da Fondazione del Monte rappresenta una radiografia del mondo dell'autotrasporto utile ad avere una visione, seppur parziale trattandosi di una analisi solo delle aziende cooperative, su cosa accade in questo settore che è e resta un pilastro dell’economia (produce diversi punti di Pil) anche del nostro territorio. Un comparto che si sviluppa tra luci ed ombre, da anni interessato e protagonista, purtroppo, di pratiche illegali diffuse e da un radicamento delle infiltrazioni malavitose. 

I dati, significativi ed emblematici, tratteggiano indiscutibilmente una situazione molto preoccupante, addirittura peggiorativa rispetto alla già allarmante analisi precedente del 2014, in piena crisi economica.

E allora ecco emergere, attraverso i numeri, le diverse criticità a partire dal dato delle imprese registrate alla CCIAA (di Modena e Ferrara) ma inattive: sono il 30%. Cosa significa? Perché un numero così significativo? 


Quasi nessuna delle coop indagate aderisce ad una associazione di rappresentanza del mondo cooperativo (appena 25 su 361). Questo tenersi lontani dalle associazioni di rappresentanza potrebbe rappresentare una volontà cosciente di eludere controlli forse più stringenti in associazione, ma a questo si somma il calo di credibilità e fiducia verso le stesse associazioni che oggi sono chiamate, in virtù dell’emorragia degli iscritti-associati, ad interrogarsi sulla loro stessa utilità. 

E ancora: se nella prima indagine, di 4 anni, fa le coop risultavano essere nate mediamente nel 1996, oggi la data di costituzione media si è spostata al 2009. Siamo di fronte insomma a realtà economiche che aprono e chiudono a ripetizione, con la facilità con cui un negoziante apre e chiude ogni giorno la serranda del proprio esercizio commerciale. Il caso Castelfrigo è purtroppo eclatante di quanto questa volatilità favorisca alcune storture per il rispetto delle norme sul lavoro e, a volte, anche apra le porte alla criminalità organizzata.

Il 68% delle coop di autotrasporto è guidata da un amministratore unico (di cui il 46% stranieri) piuttosto che un consiglio di amministrazione. Un dato anche questo sul quale riflettere con attenzione. Infatti il CdA è un organo collegiale al quale è affidata la gestione della società. Quando a  governare è invece una sola persona possono è tutto più influenzabile e ricattabile. Del resto è per contrastare questi fenomeni La Legge di Bilancio 2018 (art. 1 comma 936) interviene in materia di Governance, modificando le norme civilistiche, allo scopo di eliminare le figure dell’amministratore unico o degli amministratori senza scadenza di mandato. Le cooperative, per essere in regola, dovranno avere un organo amministrativo collegiale composto da almeno tre membri e che abbia una durata di massimo tre esercizi (rinnovabili). Le cooperative con amministratore unico o con un consiglio di amministrazione nominato a tempo indeterminato quindi si trovano, oggi, in una condizione di irregolarità, da sanare.

Altro dato da non sottovalutare è quello prettamente economico. Pur in un contesto economico in grande difficoltà il fatturato cresce. Rispetto all’indagine precedente, il campione di coop non associate registra un incremento di fatturato molto importante (diversamente da quanto avviene nelle coop associate) a cui però non corrisponde un aumento proporzionale delle marginalità. 

La verità è che molte di queste coop, che forniscono servizi appunto di trasporto, sembrano essere strumenti irrinunciabili per le aziende committenti che possono così abbattere costi di produzione, trovando servizi a basso costo e facilmente ricambiabili. 

Ed è questo, in termini economici, il punto centrale.

Se la realtà è questa, se alle imprese conviene sfruttare questo sistema cooperativo distorto, allora capiamo come questo sistema si propaghi e tenda purtroppo a peggiorare. L'obiettivo di tutti deve essere quello di rendere meno conveniente rivolgersi a queste cooperative: meno conveniente in termini di legalità (aumentando i controlli e l'attività repressiva), in termini legislativi (favorendo con sistemi fiscali premianti le cooperative in regola), ma anche - lo ribadisco - in termini strettamente economici. Dobbiamo rendere sconveniente a livello di bilanci e di spesa rivolgersi a cooperative del genere, a soggetti simili. E senza dubbio servirebbe abbassare il costo del lavoro regolare. Senza questo cambio di paradigma ogni giro di vite risulta inefficace.

Non possiamo svegliarci ogni 4 anni e capire che il mondo del trasporto e del facchinaggio è in mano a cooperative che gestiscono di fatto nuovi schiavi, altamente a rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata sempre pronta a sfruttare il lavoro e pratiche irregolari. 
Per mantenere aperti gli occhi tutti i giorni occorre cambiare la realtà e mettere in discussione il sistema-Paese. Per non rischiare che al prossimo risveglio la realtà stessa sia stata assorbita dall'incubo.

Cinzia Franchini - Alis


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