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Che Guevara, quel soldato dell'Ideale che correva verso il Nulla

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'In sella a ronzinante': l'ultimo libro dello storico modenese Luigi Malavasi Pignatti Morano tratteggia un mosaico dettagliato e variopinto del Che


Che Guevara, quel soldato dell'Ideale che correva verso il Nulla

Che Guevara parla oggi sottovoce ai pochi don Chisciotte che ancora accettano di montare in sella a Ronzinante, e non ha nemmeno più la pretesa di intercettare le grandi masse, che non sanno che farsene dell'eroismo guerriero, dello sprezzo ostinato del pericolo, della coerenza granitica e del rifiuto della logica del calcolo. Quello del Che, a ben vedere, è forse sempre stato un mito per pochi
Queste parole, inserite nella introduzione del volume 'In sella a Ronzinante, storia e mito di Ernesto Che Guevara', descrivono forse meglio di altre lo spirito dell'ultimo libro dello storico modenese Luigi Malavasi Pignatti Morano. Edito da 'Il Fiorino' il volume è un saggio approfondito e dettagliato sulla figura del rivoluzionario argentino. Costellato da una puntuale tela di Riferimenti bibliografici e arricchito da un Indice dei nomi degno di un trattato accademico, leggendo 'In sella a Ronzinante' si riesce a scorgere allo stesso tempo la passione e la ricerca dell'autore per un senso e un significato che vada al di là della mera (e pur importante) ricerca scientifica. 

'I morti sono più interessanti dei vivi', afferma spesso in modo apparentemente snob Luigi Malavasi Pignatti Morano, ma in realtà dal libro si scorge perfettamente come questo interesse nasca dalla volontà - che magari l'autore, nascosto dietro al suo rigore scientifico, è restio ad ammettere - di raccontare 'i morti' per insegnare qualcosa ai 'vivi'. E anche solo soffermandosi sulla biografia che occupa circa un terzo del volume, Che Guevara ai vivi ha da raccontare tanto. Uno sconfitto della storia, torturato fin da bambino da una grave forma di asma, trasformato in mito, in 'avventuriero che combatte sempre contro i mulini a vento e il cui fine, la sua profonda Verità, la sua intima vocazione è il Nulla', che continua a porre domande attuali proprio per la sua complessità.

Proprio la parola 'complessità' è un'altra chiave di lettura del libro di Luigi Malavasi Pignatti Morano. Sempre vestendo i panni severi dello storico, l'autore condanna ogni banalizzazione e ogni tentativo di riduzione della vicenda di Che Guevara alle categorie manichee di 'bene' e 'male' di 'buono' e 'cattivo'. Se si legge il libro attendendo un giudizio finale e definitivo sulla figura del guerrigliero morto in Bolivia il 9 ottobre del 1967 si rimarrà delusi. Nessun giudizio, nessuna condanna e nessuna beatificazione, ma viceversa l'autore regala un variopinto mosaico della complessità e delle letture postume che il Che ha - suo malgrado o per sua fortuna - subito. Guevara come eroe cristiano o come rivoluzionario marxista, Guevara ammirato dalla destra militante e il Guevaro mercificato e banalizzato sulle magliette nella famosa foto di Korda. E per ogni sfaccettatura del mito, l'autore si preoccupa di offrire una analisi critica. 'La spregiudicatezza con cui viene manipolata la memoria del Che rende ancora più interessante il fenomeno della sua cristificazione' - si legge sulla santificazione del rivoluzionario argentino. Ma ancor più duro è Malavasi Pignatti Morano contro le letture revisioniste e che dipingono Che Guevara come una 'macchina assassina' ('affermazioni del genere denotano una completa mancanza di cautela storiografica'). 

E allora cosa resta oggi della storia di Che Guevara, al di là di simboli e magliette che quasi ne profanano il ricordo? Cosa resta della sua morte, di quel 'pugno che gelò di sconforto' la generazione di Guccini? Nella fine del libro Malavasi Pignatti Morano concede a se stesso e ai lettori un insegnamento che assomiglia molto alle parole con cui aveva aperto il libro.
'Il più grande insegnamento che si possa trarre da Ernesto Guevara è obbedire alla coscienza fino alle estreme conseguenze, affinare il proprio senso del dovere, non farsi intossicare dal potere, educare con l'esempio prima che con le parole... Forse chiunque può essere a modo suo un rivoluzionario, basta accettare di montare in sella a Ronzinante e avanzare verso il nulla, perchè è lì che finiscono i soldati dell'ideale. Don Chisciotte non va in cerca di ricompense o prebende: per amore di Dulcinea egli cavalca libero, fiero del suo sognare, incurante del mondo. E non esiste mulino a vento che possa fermarlo'. Senza tirarsi indietro solo perchè il male ed il potere hanno un aspetto così tetro...
Giuseppe Leonelli


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