Scritto e prodotto dal giornalista Marco Amendola, 'Giorgio Fini, le buone cose di Modena' ricostruisce la storia del marchio e dell'impero alimentare, oltre a restituire un ritratto di Giorgio Fini, attraverso le interviste ai suoi ex dipendenti e ai suoi più stretti collaboratori, con il supporto di immagini inedite.
Tutto ha inizio nel 1912, dalla storica salumeria in corso Canalchiaro in centro a Modena fondata da Telesforo Fini, capostipite della famiglia. Poi arriva il rinomato ristorante Fini fregiato con stella Michelin, punto di riferimento internazionale per celebrità come Ingrid Bergman, la regina Soraya, il re del Belgio Leopoldo, Sophia Loren, Roberto Rossellini, che arrivavano a Modena per incontrare Luciano Pavarotti e Enzo Ferrari.
Il marchio, sotto la guida di Giorgio Fini, immette sul mercato nazionale prodotti tipici locali come tortellini, zamponi, cotechini e l'aceto balsamico, primo industriale a credere nelle potenzialità di questo condimento emiliano per arrivare nei principali aeroporti, nei grandi magazzini, sulle autostrade con i Fini Grill, nell'hotellerie di lusso e all'export nel mondo.
Per assistere alla proiezione pubblica delle 18.30 l'ingresso è gratuito su prenotazione al tel. 059 4792111 presso il Real Fini Baia del Re Hotel Ristorante in strada Vignolese 1684 a Modena. L'accesso alla sala è consentito secondo le disposizioni di sicurezza Covid. La capienza massima è di 50 persone.
'Giorgio Fini, le buone cose di Modena' è un documentario della durata di 40 minuti, realizzato a partire dal 2017 e concluso a maggio 2020. Scritto e prodotto da Marco Amendola, si avvale di testimonianze e immagini inedite per ricostruire la storia umana e professionale di Giorgio Fini, imprenditore che ha segnato in modo indelebile la crescita economica del territorio modenese. Alle interviste hanno partecipato dipendenti e collaboratori stretti di Giorgio Fini: Cesira Bertelli, Livio Casolari, Sergio Cuoghi, Gianni Fiorini, Linda Limoni, Claudio Migliorini, Michele Fasano. Collaborazione alle immagini di Francesca Cappi e Enrico Gennari.

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