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Legambiente: 'Pensavamo il concerto di Vasco fosse un evento gestibile: ci siamo sbagliati'

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La nostra città sicuramente diventerà un’altra cosa. Cosa e per quanto tempo, forse, è impossibile prevederlo e determinarlo a priori


Legambiente: 'Pensavamo il concerto di Vasco fosse un evento gestibile: ci siamo sbagliati'

Riceviamo da alcuni giorni richieste di chiarimento sul perché un’associazione ambientalista come la nostra
non si sia ancora pronunciata sul concerto di Vasco Rossi al Parco. Proviamo a spiegarlo partendo dalla posizione che assumemmo durante l’istruttoria pubblica nel giugno 2011 che ci ha visti contrari all’ipotesi di costruzione di una piscina nell’area adiacente a Viale Italia e di cui riportiamo alcuni stralci:
“Il Parco Ferrari è uno spazio pubblico dei più importanti della città di Modena, non solo in quanto legato alle trasformazioni dell'ultimo dopoguerra, ma anche per il rapporto con i miti che hanno generato l'immaginario collettivo della popolazione modenese. Lo spazio pubblico è un luogo fisico caratterizzato da un uso sociale collettivo ove chiunque ha il diritto di circolare o dialogare. È lo spazio della comunità o della collettività che in quanto tale si distingue dallo spazio privato riservato alla vita personale, intima, familiare. La qualità di uno spazio pubblico dipende da diversi fattori quali l'accessibilità, l'intensità d'uso e delle relazioni sociali che può favorire, la visibilità e la mescolanza di comportamenti e gruppi sociali differenti, la capacità di promuovere l'identità simbolica del luogo, ma anche, come nel caso del Parco Ferrari, l'adattabilità ad usi diversi nel corso del tempo. Questi usi, che spaziano dagli ippogiochi, alla festa di partito, alla rievocazione del villaggio celtico, costituiscono una ricchezza immateriale della città. Difficilmente riscontrabile in altre esperienze. Proprio la capacità di ricevere questa moltitudine di eventi, di lasciarsi contaminare dalle diverse istanze della città, costituisce una caratteristica riscontrabile in pochi spazi pubblici. Per questo motivo la nozione di spazio pubblico non sempre è associata alla nozione di proprietà pubblica. In virtù del particolare percorso formativo di questo spazio e della situazione di grande dibattito che la trasformazione proposta in prima istanza dall’amministrazione comunale hanno generato, Legambiente considera prioritario adottare una strategia di lunga durata, connotata da “prudenza” ecologica oltre che amministrativa. Modena vive di rendita sulla buona pianificazione attuata negli anni ’50 e ’60, quella che aveva di base, una forte spinta pubblicistica. Legambiente ritiene di dover tornare a quel tipo di pianificazione e che la partecipazione democratica dei cittadini alle scelte di governo della loro città rappresenti un “bene comune”.

Pertanto, quando è stata data notizia che Vasco Rossi avrebbe celebrato l’anniversario al Parco con una previsione di 100.000 persone, coerentemente con la posizione assunta nel 2011, abbiamo ritenuto, che, pur se impattante, avrebbe potuto essere accettabile e gestibile e che, avendolo noi richiesto, l’amministrazione ci avrebbe informato degli sviluppi organizzativi, delle misure di tutela, insomma della gestione dell’impatto predurante-post evento

Invece, nessuna chiamata è stata fatta dall’amministrazione, mentre si consumava un’escalation vertiginosa che nel giro di qualche mese ha portato a consentire nell’area del Parco il numero di abitanti della “Modena Futura” che nessuno di noi ha mai condiviso. Una concentrazione dagli effetti pericolosissimi sul suolo, sugli alberi, sulla fauna che vi abita, su quella biodiversità che in oltre 30 anni il parco è riuscito a conquistare e che rappresenta un bene comune della città. Un evento le cui conseguenze, nel bene e nel male, interesseranno l’intero territorio comunale, quello dei comuni limitrofi, tutti gli spazi pubblici e privati. La nostra città sicuramente diventerà un’altra cosa. Cosa e per quanto tempo, forse, è impossibile prevederlo e determinarlo a priori.
Legambiente auspica ovviamente il successo dell’iniziativa e si augura che l’evento possa contribuire alla mitizzazione del Parco Ferrari e ad aumentare “la ricchezza immateriale della città”, ma avrebbe apprezzato una condivisione più ampia e un confronto collettivo sulle necessità da mettere in campo per ovviare ai rischi che vi sono connessi. Momenti che avrebbero contribuito a qualificarlo ulteriormente nella sua eccezionalità. Invece si ha la brutta sensazione che le preoccupanti e inarrestabili richieste di aumento della capienza da parte dell’organizzazione siano gestite alla luce di un vero e proprio ricatto commerciale, di cui sono diventati ostaggio – inconsapevolmente – la cittadinanza e gli operatori che a vario titolo si troveranno a gestire l’intera partita.
E se di ritorno economico si vuole parlare, riteniamo che 2 euro per ogni biglietto lasciati dall’organizzazione al Comune per ripristinare i danni al parco e all’arredo urbano (!), e per compensare il dispiegamento dei dipendenti pubblici, siano, oggi più che mai, insufficienti. Certamente dalla gestione di questo evento la nostra città trarrà un’importante lezione che riguarderà non solo la propria capacità di misurarsi con i megaeventi, ma anche quella dell’amministrazione di valutare correttamente il senso del limite alla quale può essere sottoposta. Limite che – fin dall’inizio - avremmo preferito ispirato alla giusta misura piuttosto che alla sfida con sé stessi.

Legambiente-Modena



Redazione La Pressa
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