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Modena, al Teatro Storchi Neri Marcorè mette in scena Gaber

Modena, al Teatro Storchi Neri Marcorè mette in scena Gaber

'Gaber - Mi fa male il mondo' è un ritorno, forse più maturo e consapevole, ad una lingua teatrale ancora attuale e necessaria


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Insieme al regista e drammaturgo Giorgio Gallione, negli anni Neri Marcorè ha molto lavorato sull’opera di Giorgio Gaber. Gaber – mi fa male il mondo, in scena dal 26 al 29 marzo al Teatro Storchi di Modena (giovedì e venerdì alle 20.30, sabato alle 19 e domenica alle 16), è un ritorno, una necessità etica e artistica insieme, e un’occasione ancora più matura e consapevole per riabbracciare l’opera di Gaber.

 

Gaber - Mi fa male il mondo è un’esplorazione nell’universo creativo, narrativo, etico e letterario di due grandi autori del teatro canzone. Per anni Giorgio Gaber e Sandro Luporini hanno radiografato con acume, spietatezza e ironia, ma anche con grande partecipazione emotiva, le mutazioni della nostra società. Grande affabulatore e artista totale, Gaber ci ha così accompagnato, tra privato e politico, nel cammino zoppicante e incerto verso una società che tenta di combattere contro la dittatura dell’imbecillità, del conformismo e della perenne autoassoluzione. Lo spettacolo vuole ritornare alle radici dell’ispirazione di queste opere in musica, entrando metaforicamente, e a distanza di anni, nello studio/ laboratorio/ pensatoio dove Gaber e Luporini hanno agito e prodotto pensiero per più di quarant’anni.


Lo spettacolo vede Marcorè affiancato in scena da Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana e Francesco Negri, quattro giovani pianisti che interpretano gli arrangiamenti curati da Paolo

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Silvestri dei brani che costellano lo spettacolo: Mi fa male il mondo, Il sosia, L’uomo che sto seguendo, La nave, L’odore, Non è più il momento, La festa, La peste, Si può, I mostri che abbiamo dentro, Io se fossi Dio e C’è solo la strada. «Mi ha sempre colpito e affascinato la regolarità di Gaber che ogni estate, insieme a Luporini, scriveva le canzoni dello spettacolo successivo» riflette Silvestri. 'È un modo di operare che mi ricorda quello dei compositori classici. Per questo motivo, anche se le sue canzoni sono nate alla chitarra, quando penso al suo lavoro mi viene in mente il pianoforte, che nella storia è stato lo strumento dove i musicisti hanno scritto per orchestra e per ogni sorta di formazione strumentale e vocale, e naturalmente, dove hanno immaginato il teatro musicale. Il pianoforte è come la macchina da scrivere per uno scrittore. In questo spettacolo ce ne sono addirittura quattro: abbiamo moltiplicato quest’idea, formando una vera e propria orchestra di pianoforti'.


Con onestà intellettuale e una buona dose di ironia, Gaber si è spesso definito un “ladro” di intuizioni altrui, dichiarando esplicitamente il suo debito nei confronti di artisti, intellettuali e scrittori che lo hanno ispirato.

L’elenco è lungo e indicativo: Pasolini, Celine, Adorno, Calvino, Berlinguer, Brecht, Beckett, Botho Strauss e tanti altri hanno formato un terreno ideale, un incubatore di riflessioni che sono state trasformate in canzoni e monologhi teatrali che ancora oggi vibrano di autenticità e di preveggenza.

'Sogno, utopia, libertà, democrazia, etica, pensiero, partecipazione, appartenenza, idea, ideologia - commenta Giorgio Gallione - sono alcune delle parole e dei concetti identitari e ricorrenti nella scrittura di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Una incessante, laboriosa, impietosa ricerca di senso e di verità, mai autoassolutoria, che fosse guida e sostegno ai comportamenti umani e civili del vivere contemporaneo. Il tutto dentro quella modalità artistica ed espressiva che i due artisti hanno prima creato e poi perfezionato per più di 40 anni: il teatro canzone, una forma e un linguaggio teatrale per musica e parole che vide Gaber geniale front man e Luporini lucidissimo tessitore. Un lascito ricchissimo di canzoni e monologhi, intuizioni e svelamenti che ancora oggi vibrano di verità quasi preveggenti. A tutto questo il nostro spettacolo si ispira, riprendendo e rielaborando i loro materiali in una forma musicale per quattro pianoforti, quasi cameristica perciò, rinnovata e compatta, in un certo qual modo fuori dal tempo. Sarà ancora Neri Marcorè a portare sulla scena queste creazioni in musica, sempre così vibranti e fertili di pensiero e di vita, profonde e giocose insieme, costantemente ironiche ma mai prevedibili o digestive.

È come continuare un percorso iniziato anche per noi, assieme ormai vent’anni fa, con Un certo signor G, continuato con Eretici e corsari e poi proseguito da Neri in decine di concerti sempre con le canzoni di Gaber a innervare il cammino. Gaber - Mi fa male il mondo questo vuole essere: un ritorno, forse più maturo e consapevole, ad una lingua teatrale ancora così attuale e necessaria andando a cercarne le radici letterarie (Pasolini, Calvino, Gramsci, Galeano, Berlinguer, Celine, Saramago e tanti altri) e recuperando anche testi e canzoni meno note o consuete per reinterpretarle oggi con sincerità, rigore e con la nostra sensibilità umana e artistica'.

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