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Requiem for Pompei, una mostra a Modena con le fotografie di Kenro Izu

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La mostra fotografica è nata da un'idea congiunta di Fondazione Modena Arti Visive e Fondazione Fotografia Moderna


Requiem for Pompei, una mostra a Modena con le fotografie di Kenro Izu

La città di Modena ospiterà per 4 mesi la mostra fotografica Requiem for Pompei, organizzata da Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi. Fino al 12 aprile sarà possibile vedere le foto di Kenro Izu scattate a Pompei grazie al patrocinio del Parco archeologico di Pompei, che appositamente darà in prestito agli organizzatori le riproduzioni dei calchi delle vittime dell’eruzione realizzati in gesso.

La mostra fotografica è nata da un'idea congiunta di Fondazione Modena Arti Visive e Fondazione Fotografia Moderna nel 2015 e mira ad omaggiare Pompei, la città a pochi chilometri da Napoli conosciuta in tutto il mondo per esser stata distrutta nel 79 d.C da un'eruzione vulcanica. Oggi è possibile visitare il parco grazie agli scavi iniziati nel 1700, che decennio dopo decennio hanno riportato in superficie la città sepolta dalla lava del Vesuvio. Questi lavori ci hanno dato una delle migliori testimonianze di vita romana di sempre, grazie al ritrovamento di edifici, oggetti di uso quotidiano e d'arte dell'epoca, ma sono stati anche capaci di mostrarci le vittime dell'eruzione nella posizione in cui si sono spente per via della tragedia attraverso lo studio dei vuoti trovati nel terreno.

Il fotografo giapponese Kenro Izu ha dedicato la sua carriera allo studio delle civiltà antiche, scattando foto all’interno dei siti archeologi più importanti di tutto il mondo, come in Egitto, Cambogia, Indonesia, India, Tibet, Siria per citarne alcuni. Le immagini scattate nel Parco archeologico di Pompei ritraggono non solo le rovine stesse, ma anche le copie dei calchi originali dei corpi trovati sepolti dalla lava. Le 55 immagini inedite della mostra presentano delle figure bianche che conferiscono al solito paesaggio di Pompei un valore nuovo che ispira compassione nell’osservatore. Infatti, lo scopo del fotografo non è quello di documentare la civiltà di Pompei come molti hanno fatto prima di lui, ma esprimere lo splendore e la devastazione espressi dalle rovine, cercando di rendere l'idea di cosa fosse rimasto il giorno dopo l’eruzione del 79 d.C..

I curatori Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi pensano che il fotografo sia riuscito a portarci indietro nel tempo, avvicinandoci a uomini di un'epoca completamente diversa dalla nostra grazie alle sue  fotografie. Tuttavia, l'abbattimento dei muri del tempo non solo ci fa sentire vicini alle vittime, ma ci fa riflettere su catastrofi simili che possono accadere al giorno d'oggi in un qualsiasi momento o luogo.

La città ha origine antiche quanto Roma, infatti gli Osci – uno dei primi popoli italici – costruirono i primi insediamenti intorno al VIII secolo a.C. su una piattaforma di lava solidificata fuoriuscita dal Vesuvio dando origine al primo nucleo della città.

Al momento della sua distruzione era una colonia romana, ma continuò incessantemente il suo cambiamento da modesto centro agricolo a importante nodo commerciale. Era governata da due reggenti – duoviri - in carica per cinque anni e come collaboratori avevano due aediles e il consiglio supremo – ordo decurionum – formato da cento abitanti eletti per meriti speciali. Pompei a quel tempo aveva circa 20.000 abitanti tra mercanti, famiglie patrizie, liberti e schiavi, che non avevano mai a che fare l’uno con l’altro a parte che per un avvenimento molto particolare che accadeva ogni anno. I Saturnalia erano un ciclo di festività della religione pagana in cui i ruoli sociali soliti erano sovvertiti: gli imperatori, da Giulio fino a Neronepartecipavano ai giochi e gli schiavi potevano temporaneamente comportarsi da uomini liberi.

Questa civiltà, ricca di tradizione e storia è andata persa da un giorno all’altro per via del potere distruttivo della natura. Il titolo della mostra – Requiem for Pompei – vuole sottolineare che Pompei è già un requiem per tutti coloro che persero la vita a causa di quella tragedia, ma è anche una riflessione sull’impotenza dell’essere umano di fronte alla maestosità della natura e al suo destino. Il direttore del Parco archeologico di Pompei Massimo Osanna ha sottolineato che il fotografo Kenro Izu è riuscito a dare un nuovo valore alla tragedia di Pompei - che molto spesso viene data per scontato per via del turismo di massa nel parco archeologico - riuscendo a conferire una profondità inedita ed empatia verso un evento che ha tolto la vita a centinaia di persone.

Ci sarà tempo fino al 13 aprile per vedere le 55 foto inedite del fotografo Kenro Izu, in mostra in una delle sedi di Fondazione Modena Arti Visive, FMAV – MATA.



Redazione La Pressa
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