Il mio recente articolo sulle sculture a Modena, che ho definito peggio dell’Uganda, ha incontrato il consenso dei più. Anzi, a giudicare dalle tante reazioni, la maggioranza di chi ha apprezzato e condiviso il mio giudizio è schiacciante. Bisogna però tener conto, e con rispetto, di chi, e per certi aspetti, comprensibilmente, ha fatto prevalere il proprio gusto personale appellandosi al famoso detto: De gustibus non est disputandum. Credo utile, fuori da ogni polemica, ma solo come strumento di conoscenza, proporre la riflessione che riporto di Bruno Munari. Ciò allo scopo di uscire dalla polemica politica, spesso frutto dell’appartenenza a questo o a quel partito, per dare una svolta a un dibattito che deve coinvolgere soprattutto chi ha la responsabilità delle scelte artistiche poiché investito dell’autorità di diffondere la cultura in generale, e più in particolare ha responsabilità in prima persona nella scelta delle opere d’arte pubbliche.
“Quando osserviamo la realtà, la facoltà di riconoscerne e capirne i significati dipende dalle conoscenze che abbiamo. Questo può essere un limite o un’opportunità” “Il pensiero di Bruno Munari (che dà il titolo all’articolo che riporto) è un invito alla riflessione sul legame che esiste tra la conoscenza e la capacità di vedere e comprendere la realtà”.
“Ognuno vede ciò che sa” vuol dire che ciascuno di noi osserva il mondo e ne ha coscienza in base al portato di cultura, sapere ed esperienza che ha accumulato nella propria vita. Su questo formiamo le nostre opinioni, esprimiamo giudizi e modelliamo le nostre esistenze.
La comunicazione visiva è un ambito in cui la relazione conoscenza-visione è particolarmente forte e riguarda entrambi i soggetti – emittente e ricevente – coinvolti nell’attività, cioè sia chi produce comunicazione sia chi la consuma.
La comunicazione visiva, mediante la trasmissione dell’immagine contenuta nel messaggio, stabilisce un contatto, una connessione fisica e psicologica tra mittente e destinatario: da un lato c’è l’autore che produce un’immagine (grafica, foto, testo, video) con determinate caratteristiche, dall’altro il fruitore che può comprendere in maniera più o meno completa il senso del messaggio proposto.
Il significato dell’immagine, quindi, è duplice:
- per il mittente è rappresentativo, perché ha il compito di esprimere un’idea, descrivere una situazione, rappresentare metaforicamente un aspetto della realtà;
- per il destinatario è percettivo e/o referenziale, perché ha valore in relazione al contesto psicofisico in cui si trova quando riceve il messaggio.
L’attribuzione del significato è strettamente connessa alla conoscenza. Lato produzione, autori diversi, con conoscenze diverse, si esprimeranno sullo stesso tema producendo immagini differenti, perché differente è la loro visione del mondo.
La comunicazione assume carattere di efficacia quando il significato stabilito dell’emittente combacia con quello compreso dal ricevente. A una maggiore conoscenza del mondo corrispondono una più ampia capacità espressiva dell’autore e, soprattutto, migliori possibilità per il fruitore di dare il giusto senso all’immagine.
Conoscere è ciò che permette il passaggio dal vedere al comprendere: ci consente di fare riferimenti, trovare nessi, creare collegamenti con le informazioni in nostro possesso e attingere dalle emozioni per scoprire nuovi significati che vanno oltre l’evidenza e l’oggettività.
“La conoscenza è sempre una sorpresa, se uno vede quello che sa già non c’è sorpresa.”
Bruno Munari
Con questo scritto Munari ci invita a superare e a guardare oltre i confini di ciò che sappiamo, o che in molti casi crediamo di sapere. Ci invita a riflettere sulla comunicazione in modo critico e originale. Restare fermi e in difesa del gusto che si è formato nella nostra struttura mentale limita la visione, e impedisce l’acquisizione di nuovi elementi di giudizio oltre all’opportunità di cogliere attraverso la conoscenza gli elementi che caratterizzano l’opera d’arte che spesso, come egli dice: “ci fa guardare senza vedere e, dunque, senza capire”.
“Ognuno vede ciò che sa”.
Adriano Primo Baldi

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