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Aimag, sempre più vicino il controllo da parte di Hera

Aimag, sempre più vicino il controllo da parte di Hera

Rifondazione: 'Formalmente il controllo di Aimag rimane in mano pubblica, ma nei fatti sarà Hera a deciderne lo sviluppo industriale'


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'Pare che altre grandi manovre si stiano compiendo per tentare di mettere Aimag sotto la “tutela” di Hera Spa, multiutility quotata in borsa, molto attenta ai dividendi degli azionisti, un po’ meno attenta ai cittadini e ai Comuni che usufruiscono dei suoi servizi, se si pensa all’esito disastroso che sta avendo la raccolta porta a porta dei rifiuti, avviata a Modena da pochi mesi, a differenza dei territori gestiti da Aimag, ad esempio, dove questo tipo di raccolta funziona. Nei 21 Comuni soci di Aimag sarebbe giunto un documento volto a modificare l’assetto del CdA, composto da 5 membri, introducendo un rappresentante di Hera e delle Fondazione bancarie, a scapito dei soci pubblici, in particolare dei Comuni della Bassa modenese e mantovani. Inoltre in questo documento si darebbe inspiegabilmente la facoltà ad Hera di esprimere il direttore generale, ne consegue che formalmente il controllo di Aimag rimane in mano pubblica, ma nei fatti sarà Hera a deciderne lo sviluppo industriale'. Così in una nota Rifondazione Comunista di Modena.

'Ci chiediamo, qual è la ragione per andare a modificare l’attuale assetto della Governance di Aimag considerando il buon livello di servizi che l’azienda eroga e anche gli ottimi risultati industriali raggiunti?
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L’attuale dirigenza Aimag non è ritenuta in grado di redigere un piano industriale in autonomia? Perché reinserire soci privati nel Consiglio di Amministrazione, a scapito della componente pubblica, dopo che nel lontano 2016 erano stati tolti, giustamente, a causa dell’obbligo di ridurre i membri dei cda delle partecipate (Legge Madia)? - afferma Rifondazione -. L’attuale crisi sociale, economica e climatica, diretta conseguenza di un modello di sviluppo basato esclusivamente sul libero mercato e sul profitto di pochi, dovrebbe aver fatto comprendere che c’è bisogno di più pubblico e meno privato, e che i beni comuni come l’acqua, l’energia, o i servizi fondamentali come la gestione dei rifiuti devono tornare sotto il pieno controllo del pubblico e in particolare dei Comuni, se si vuole perseguire l’interesse collettivo, ambiente compreso, e non solo quello degli azionisti. Certo non è semplice ripristinare il controllo e l’interesse pubblico dopo decenni di privatizzazioni, ma non è impossibile e la campagna “Riprendiamoci il Comune” a cui invitiamo, sindaci, assessori, consiglieri e cittadini ad aderire, è un passo in quella direzione'.
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