Una scelta che, secondo gli analisti, sarebbe dettata soprattutto dall’andamento dell’inflazione nell’Eurozona, tornata a salire nel mese di maggio fino al 3,2%, il livello più alto dal settembre 2023. A trainare l’aumento sono soprattutto i prezzi dell’energia, ma anche il comparto dei servizi e dei beni industriali continua a mostrare forti pressioni.
Più contenuta invece l’inflazione “core”, cioè al netto delle componenti più volatili come energia e alimentari, che si attesterebbe al 2,5% su base annua. Un dato comunque ancora distante dall’obiettivo del 2% fissato dalla BCE.
A pesare sulle valutazioni della banca centrale non è soltanto il fronte economico. Restano infatti forti le incertezze geopolitiche legate al Medio Oriente e alla tenuta di eventuali accordi di pace con l’Iran. Anche in presenza di una tregua, la BCE sembrerebbe intenzionata a non modificare la propria linea prudente. “Un eventuale accordo di pace con l’Iran prima della riunione della prossima settimana non eliminerebbe la necessità di un rialzo dei tassi”, ha dichiarato il governatore della banca centrale belga Pierre Wunsch, tra i nomi indicati come possibili successori di Christine Lagarde alla guida della BCE.
Secondo Wunsch, anche con un’intesa diplomatica “resterebbero comunque motivi a favore di una stretta monetaria, sebbene meno forti”. La BCE sembra quindi voler proseguire nella lotta contro l’inflazione, pur senza vedere al momento un concreto rischio di stagflazione, cioè la combinazione tra alta inflazione e recessione economica. Anche i dati sulla crescita dell’Eurozona, seppur modesti, sembrano offrire un minimo margine di manovra a Francoforte. Le ultime stime indicano infatti un aumento del Pil dello 0,2% nel terzo trimestre, superiore alle attese degli analisti ferme allo 0,1%.
Intanto i mercati guardano già oltre. Alcuni osservatori ritengono possibile un secondo e ultimo rialzo dei tassi entro settembre, prima di una fase di stabilizzazione nel corso del 2026.
Per famiglie e imprese, però, l’effetto concreto rischia di essere immediato: mutui più cari, credito meno accessibile e ulteriore pressione sui consumi in un contesto economico già fragile.



