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Cisl: 'Modena, crisi energetica, ceramica e famiglie sotto assedio'

Cisl: 'Modena, crisi energetica, ceramica e famiglie sotto assedio'

'Sospendere i nuovi Ets, il territorio si mobiliti. Gas a +146% rispetto ad un anno fa. Serve più fotovoltaico, ma i fondi statali non vadano ai soliti noti'


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'Abbiamo pagato il caldo, stiamo pagando l’inflazione e ora arriva il freddo. Sperare che l’inverno sia mite non è una politica energetica, tanto meno in uno dei territori più manifatturieri d’Europa. Modena deve giocare d’anticipo prima che l’emergenza energia diventi crisi industriale e sociale. Ecco perché salvare il distretto ceramico è oggi la grande emergenza modenese'.

Così Rosamaria Papaleo, leader di Cisl Emilia Centrale, schiera il sindacato sul dossier rovente che agita da Modena a Bruxelles.


Una coppia modenese, con due stipendi da 1.400-1.500 euro e casa di 80 mq, ha già speso 380-450 euro in più per raffrescarla. Ora il riscaldamento: 900 metri cubi di gas possono costare 1.200-1.350 euro. Solo per rendere casa vivibile se ne va il 4-4,6% del reddito netto annuale.

La stessa sberla arriva ai Comuni. Centomila metri cubi di gas bastano a riscaldare circa 8 mila mq, l’equivalente di due scuole di medie dimensioni: la sola materia prima può costare a quel Comune oltre 50 mila euro in più rispetto a un anno fa. Per capire la dimensione del problema, basta ricordare che la Provincia gestisce 86 edifici scolastici per 303.193 metri quadrati. Trema anche la logistica.

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Un Tir da 100 mila km l’anno consuma 30 mila litri: col diesel passato da 1,63 euro a settembre 2025 a 2,27 oggi, sono quasi 19 mila euro in più l’anno tra costi aziendali e carrello della spesa.


Il gas copre l’80-90% del fabbisogno energetico e può pesare oltre un quarto dei costi industriali. Il 21 settembre ha toccato 82,52 euro/MWh, contro 33,53 un anno prima: +146%. Quota 100 si avvicina e la bomba Ets fa tic-tac: i nuovi benchmark europei possono far salire il costo nei distretti ceramici da 80 a 120 milioni l’anno. 'Cisl lo aveva detto in primavera: non possiamo chiedere alle imprese di decarbonizzare con tecnologie che oggi industrialmente non esistono e insieme sottrarre loro risorse per investire. I nuovi benchmark per la ceramica vanno sospesi – nota Papaleo –. Confindustria Ceramica conferma il nostro allarme e parla di rischio deindustrializzazione, delocalizzazioni all’estero e perdita di posti di lavoro. Tra Reggio e Modena lavorano 14.800 persone: Modena deve mobilitarsi senza timidezze. Non è pensabile produrre meno ceramica a Sassuolo, importarla da Paesi con standard ambientali inferiori e mettere qui a rischio lavoro, industria e ambiente'.


'Chiediamo a Modena e alle sue Istituzioni di reagire – osserva Papaleo –, giocare d’anticipo non è più un optional per famiglie e imprese”.

Cisl propone quattro mosse, ancorate al nuovo Patto regionale per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale. Primo: entro 30 giorni un team energia-clima con istituzioni, imprese, sindacati, gestori, Università e consumatori per mappare fabbisogni, filiere esposte e costruire un piano per produzione e lavoro. Secondo: più rinnovabili, facendo arrivare il vantaggio economico a chi investe. Non ha senso riempire i tetti di pannelli e pagare l’elettricità come se fosse tutta prodotta col gas. Servono autoconsumo, comunità energetiche e contratti di lungo periodo. E serve equità sociale: 27 tipi di intervento sono agevolati dai bonus statali e non possono andare sempre ai soliti noti, a chi può pagarsi tecnici e consulenti per districarsi nella burocrazia. Occorre uno sportello pubblico gratuito, anche con l’intelligenza artificiale, che aiuti famiglie e piccole imprese a capire bollette, bandi e finanziamenti. Terzo: sbloccare la rete elettrica. Bisogna sapere dove cabine e linee sono sature, investire lì e accelerare gli allacci, perché “un’impresa modenese non può fare la transizione e poi aspettare anche dodici mesi”, attacca Papaleo. Quarto: fare del teleriscaldamento un’infrastruttura della transizione utile al portafogli. Modena ha tre sistemi di teleriscaldamento per 36,1 MW di potenza installata, ma 31,2 MW sono ancora affidati a caldaie e solo 4,9 MW alla cogenerazione. “Allargare la rete non basta: bisogna cambiare ciò che la alimenta, con recupero di calore industriale e rinnovabili', chiosa Papaleo.
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