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Modena, 1.252 artigiani in meno. Il paradosso: spariscono i lavori che l'IA non può fare

Modena, 1.252 artigiani in meno. Il paradosso: spariscono i lavori che l'IA non può fare

Tutti temono che l'IA rubi il lavoro. Intanto scompaiono i lavoratori che non può sostituire


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A Modena in un solo anno sono scomparsi 1.252 artigiani. Erano 22.709 nel 2024, sono diventati 21.457 nel 2025: -5,5% in dodici mesi. Un'emorragia che colloca la provincia modenese al 21esimo posto in Italia per contrazione percentuale nell'ultimo anno. Il dato, contenuto nell'ultima analisi dell'Ufficio studi della CGIA di Mestre, diventa ancora più significativo allargando lo sguardo all'Emilia-Romagna. Nel 2015 gli artigiani erano 181.478, dieci anni dopo sono 129.448: 52.030 in meno, pari a un crollo del 28,7%. Peggio hanno fatto soltanto Marche (-31,3%) e Umbria (-29,3%). L'Emilia-Romagna arretra quindi più della media nazionale, che nello stesso periodo registra un -25,1%.

Numeri che raccontano una crisi profonda. Ma forse anche qualcosa di più. Perché mentre il mondo discute di quanti posti di lavoro verranno cancellati dall'intelligenza artificiale, rischiamo di scoprire di avere un problema esattamente opposto: stanno scomparendo lavoratori che l'intelligenza artificiale non è in grado di sostituire. In Italia 434mila artigiani in meno in dieci anni

Nel 2015 in Italia c'erano 1.731.573 artigiani. Nel 2025 ne rimangono 1.297.710. In dieci anni ne abbiamo persi 433.863, il 25,1%. E nell'ultimo anno la contrazione è stata particolarmente forte: tra 2024 e 2025 sono venuti meno altri 69.835 artigiani, -5,1%.

Anche le imprese diminuiscono.

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Dopo il massimo raggiunto nel 2008, quando in Italia si contavano quasi 1,5 milioni di sedi di imprese artigiane attive, il numero è progressivamente sceso fino a 1,22 milioni nel 2025.

Va detto che non tutte queste uscite corrispondono semplicemente alla chiusura di piccole attività. La stessa CGIA segnala che una parte della riduzione è riconducibile ai processi di aggregazione e acquisizione avvenuti dopo le grandi crisi economiche. Un fenomeno che ha ridotto il numero degli artigiani ma, in alcuni comparti, ha aumentato la dimensione media e la produttività delle imprese, in particolare nel trasporto merci, nella metalmeccanica, nell'installazione di impianti e nella moda.

Ma questo spiega soltanto una parte del fenomeno.

Un algoritmo non ripara un rubinetto

La domanda che dovremmo porci è molto semplice. Che cosa accadrà quando avremo software capaci di scrivere testi, creare immagini, tradurre documenti, progettare oggetti e preparare preventivi in pochi secondi, ma non troveremo qualcuno capace di venire a casa nostra a riparare un rubinetto? Perché un'intelligenza artificiale può preparare il preventivo di un idraulico. Ma non può sostituire l'idraulico quando si rompe un tubo. Può aiutare un elettricista a organizzare gli appuntamenti, ma non può entrare in un'abitazione e riparare un impianto.

Può progettare un mobile, ma restaurarne uno antico è un'altra cosa.

Ed è esattamente questo il rischio indicato dalla CGIA. Già oggi, osserva l'associazione, quando si rompe una tapparella, perde un rubinetto o deve essere sostituita l'antenna della Tv trovare un professionista può essere difficile. Con il progressivo invecchiamento della popolazione artigiana, il calo demografico e la diminuzione dei giovani che scelgono questi mestieri, secondo la CGIA è molto probabile che entro un decennio trovare un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista per una riparazione o una manutenzione diventi difficilissimo.

Il problema, dunque, non è soltanto la scomparsa delle imprese. È la perdita delle competenze. Cinquant'anni a considerare il lavoro manuale di serie B

C'è poi una questione culturale

Per decenni abbiamo costruito un modello nel quale proseguire gli studi era sinonimo di successo e scegliere un mestiere manuale veniva troppo spesso considerato un ripiego.

Lo riconosce apertamente la stessa CGIA, che parla di una svalutazione culturale del lavoro manuale che dura da cinquant'anni e sottolinea come gli istituti professionali siano progressivamente scivolati nell'immaginario collettivo al rango di scuole di «serie B», quando non addirittura di «serie C». E oggi il conto rischia di arrivare.

Perché mentre tanti giovani affrontano percorsi di studio lunghi per entrare successivamente in mercati del lavoro spesso molto affollati, gli imprenditori artigiani denunciano da anni un problema opposto: non trovano manodopera disposta ad avvicinarsi a questi mestieri: l'artigianato attraversa una crisi profonda mentre le stesse imprese faticano a trovare lavoratori. E quando una competenza continua a essere necessaria ma diventa sempre più rara, inevitabilmente acquista valore.

L'intelligenza artificiale può diventare un alleato

L'IA, però, non è necessariamente il nemico dell'artigiano. Può diventare uno strumento di lavoro. La CGIA immagina un falegname capace di ottenere rapidamente diverse idee per un tavolo, un muratore che prepara il preventivo mentre si trova ancora in cantiere o un ceramista che utilizza l'IA per occuparsi della comunicazione sui social. In questi casi la tecnologia può liberare tempo dalle incombenze organizzative lasciandone di più per la manualità.

Diversa la situazione per le attività nelle quali il prodotto è facilmente standardizzabile: mobili stampati in 3D, abiti 'su misura' prodotti rapidamente, grafiche generate automaticamente. Qui la concorrenza delle macchine può diventare concreta. A difendersi meglio, secondo l'analisi, saranno proprio le attività nelle quali manualità e unicità rimangono determinanti: chi restaura, chi ripara, chi lavora nel lusso su misura e chi offre insieme al prodotto l'esperienza stessa del lavoro artigianale.

Non tutto l'artigianato arretra

La fotografia non è comunque uniforme. Ci sono attività in controtendenza. Nel benessere continuano a crescere acconciatori, estetisti, massaggiatori e tatuatori. Nell'informatica aumentano sistemisti, addetti al web marketing, videomaker ed esperti di social media. Segnali positivi arrivano anche dall'alimentare da asporto, in particolare da gelaterie, gastronomie e pizzerie al taglio nelle città a maggiore vocazione turistica. Sta cambiando, insomma, anche la definizione stessa di artigiano. Ma per i mestieri tradizionali legati alla manutenzione e alla riparazione resta una realtà difficilmente aggirabile: qualcuno dovrà continuare a farli.

E se avessimo sbagliato domanda?

Per anni ci siamo chiesti cosa avrebbero fatto gli uomini quando le macchine fossero diventate capaci di svolgere il loro lavoro. Ora che quel futuro è arrivato, dovremmo cominciare a porci anche la domanda opposta. Che cosa faremo quando avremo macchine capaci di scrivere, disegnare, calcolare e progettare, ma non abbastanza persone capaci di costruire, aggiustare e manutenere ciò che ci circonda? A Modena, soltanto nell'ultimo anno, gli artigiani sono diminuiti di 1.252 unità. Forse il problema del futuro non sarà soltanto difendere il lavoro dell'uomo dalle macchine. Sarà trovare ancora uomini capaci di fare i lavori che le macchine non sanno fare.


B Lazzari

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