'Con l'aumento delle bollette si colpiscono duramente i redditi di lavoratrici e lavoratori dei ceti popolari, già impoveriti da decenni di riduzione generalizzata di salari e stipendi, lavori precari, part time obbligati, mancati rinnovi contrattuali, disoccupazione e contratti pirata. Ricordiamo che in base a un’indagine di Openpolis, basata su dati OCSE, l’Italia è l’unico paese in Europa dove il salario medio dal 1990 al 2020 è diminuito del 2,9% anziché aumentare come nel resto dell’Unione - afferma Elena Govoni, segretario di Rifondazione Comunista Modena -. Il governo e il Parlamento hanno il dovere di bloccare questi aumenti e intervenire facendo cessare la speculazione dei grandi produttori e venditori di energia, come Hera, che per usare le parole di Dragi “stanno facendo profitti fantastici”. Aumenti del + 68% sulla bolletta elettrica e del + 64% su quella del gas sono insostenibili. Tutto ciò avviene mentre Hera, come altre multiutility prima fra tutte Iren l’altra grande multiutility regionale, da anni fa affari d’oro con le bollette di cittadine, cittadini e aziende grazie alle sciagurate politiche di privatizzazione. Nei primi nove mesi del 2021, Hera che è quotata in borsa, ha guadagnato 340,6 mln di euro con una crescita dei profitti del + 39,2% rispetto al 2020; utili che sono suddivisi tra gli azionisti privati e pubblici, che in questa fase di prezzi alle stelle stanno vedono aumentare i loro dividendi'.
'Mentre sulle pensioni il Governo Draghi continua sulla linea seguita dai governi precedenti: pur di non colpire le rendite e le grandi ricchezze si bastonano i pensionati con allungamento della vita lavorativa, pensioni bassissime, tasse anche dieci volte superiori ad altri paesi europei, adeguamento solo parziale all'inflazione. Contro l'aumento delle bollette si taglino i profitti delle grandi aziende che distribuiscono e vendono il gas e l'energia elettrica così come è stato fatto in Spagna; si eliminino gli oneri di sistema obsoleti; si dia finalmente un taglio alle accise, alle addizionali regionali e all'IVA, tasse non progressive che colpiscono in prevalenza i ceti popolari.

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