'Con una mano il Governo mette i soldi e con l'altra li toglie. È difficile trovare una rappresentazione più efficace della schizofrenia con cui viene gestito il rapporto con il mondo dell'autotrasporto. Prima si convocano le associazioni, si riconoscono le difficoltà delle imprese, si annunciano risorse e interventi per scongiurare il fermo dei camion. Poi, quando si passa dalla propaganda ai numeri della legge di Bilancio, si scopre che al settore vengono sottratti oltre 20 milioni di euro. È un modo di procedere che non possiamo accettare'. Cinzia Franchini, presidente nazionale di Ruote Libere, l'associazione che rappresenta le piccole e medie imprese dell'autotrasporto, commenta così i tagli agli stanziamenti per il settore contenuti nella manovra 2027, che ammontano complessivamente a 20.731.892 euro per il prossimo anno.
'La sequenza dei fatti dice tutto. Il 20 ottobre, dopo le proteste degli autotrasportatori, soprattutto nel Mezzogiorno, e la prospettiva di un fermo della categoria, il Governo ha incontrato le associazioni e assunto una serie di impegni: accelerare il pagamento dei crediti d'imposta sul gasolio, mettere a disposizione nuove risorse per compensare i rincari, affrontare il problema degli adeguamenti tariffari e dei costi che gravano sulle aziende. Il 22 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato ulteriori misure per il comparto.
Tutto questo è stato presentato come il risultato di un confronto costruttivo e come la dimostrazione della volontà del Governo di ascoltare le imprese. Adesso, però, arriva la doccia fredda della legge di Bilancio'.Nel dettaglio, la manovra riduce di 17,551 milioni di euro per il 2027 uno degli stanziamenti riconducibili al fondo destinato al sostegno dell'autotrasporto, portandolo da 100 a circa 82,45 milioni. A questo si aggiunge una riduzione di ulteriori 3,18 milioni di euro, sempre a partire dal 2027, relativa agli incentivi alle imprese private, tra i quali rientrano anche quelli per l'acquisto di veicoli ad alimentazione alternativa. Una decurtazione che riguarda quindi non soltanto il sostegno immediato alle aziende, ma anche le prospettive di ammodernamento e transizione del parco circolante.
'Vorremmo capire quale sia la strategia del Governo. Perché non basta stanziare risorse straordinarie per tamponare un'emergenza, se contemporaneamente si impoveriscono i capitoli che dovrebbero garantire continuità e prospettiva alle imprese. Il credito d'imposta sul gasolio è certamente importante, soprattutto in una fase di rincari eccezionali, ma non può diventare l'unica risposta a problemi strutturali che si trascinano da anni. Le aziende hanno bisogno di certezze, di strumenti programmabili e di politiche che consentano loro di investire, rinnovare i mezzi e competere sul mercato.
Per Franchini, il rischio è che si ripeta un copione già visto: 'Le piccole imprese dell'autotrasporto vengono considerate strategiche quando c'è da garantire che i supermercati siano riforniti, che le fabbriche non si fermino e che le merci arrivino a destinazione. Diventano improvvisamente marginali quando si tratta di riconoscere loro risorse adeguate e una politica industriale degna di questo nome. Eppure sono proprio le aziende più piccole a pagare il prezzo maggiore del caro carburante, dei ritardi nei pagamenti, dei costi finanziari e di un mercato nel quale troppo spesso non hanno la forza contrattuale per trasferire i maggiori oneri sui committenti'.
'C'è anche una questione di credibilità istituzionale. Se un Governo raggiunge un accordo con le rappresentanze di categoria per evitare una mobilitazione, quell'accordo deve tradursi in una politica coerente. Non si può chiedere responsabilità alle imprese e alle loro associazioni, ottenendo la sospensione delle proteste, per poi presentare una legge di Bilancio che va nella direzione opposta. Gli impegni non possono essere interpretati a seconda delle convenienze del momento.
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