'Quello che sta accadendo in queste ore in diverse regione del sud è emblematico e rappresenta uno spartiacque per l'autotrasporto italiano. Camionisti e piccoli imprenditori, esasperati dal caro gasolio e dalle promesse rimaste sulla carta, hanno deciso di organizzarsi autonomamente, senza aspettare le grandi associazioni di categoria. È la dimostrazione di ciò che Ruote Libere denuncia da anni: esiste una distanza ormai incolmabile tra chi lavora ogni giorno sulle strade e chi pretende di rappresentarlo nei palazzi del potere'.
È quanto dichiara Cinzia Franchini, presidente nazionale di Ruote Libere, intervenendo sulle proteste degli autotrasportatori in diverse regioni del Sud Italia. 'Per mesi abbiamo assistito a incontri, tavoli, comunicati, dichiarazioni e rassicurazioni. Il risultato? Le imprese continuano a pagare il gasolio a prezzi insostenibili e attendono ancora i ristori annunciati. Nel frattempo, chi dovrebbe tutelarle continua a sedere ai tavoli istituzionali senza ottenere risultati concreti. E così è successo quello che doveva succedere: gli autotrasportatori hanno smesso di aspettare e hanno deciso di farsi sentire da soli'.
Secondo Franchini, la mobilitazione spontanea mette a nudo una crisi di rappresentanza che le organizzazioni tradizionali non possono più ignorare. 'È significativo osservare la sequenza degli avvenimenti. Prima partono le proteste autonome, poi UNATRAS chiede con urgenza di essere ricevuta dal Governo, arrivando a prospettare un fermo nazionale.
Il ministro Salvini convoca inizialmente le associazioni per il 27 ottobre e, davanti all'estendersi della mobilitazione, si lavora per anticipare l'incontro al 20. Il re è nudo. Chi per anni ha gestito la rappresentanza dell'autotrasporto si trova oggi a inseguire una protesta nata al di fuori delle proprie strutture. Ed è una circostanza politicamente e sindacalmente molto significativa. Appena una settimana fa, il 9 ottobre, al Ministero si celebravano gli Stati generali dell'autotrasporto, con le associazioni impegnate a sottoscrivere un documento unitario. Pochi giorni dopo, i camionisti scendevano in strada da soli. Difficile immaginare una fotografia più eloquente della distanza tra la rappresentanza istituzionale e la realtà delle imprese. Noi di Ruote Libere lo sosteniamo da tempo: troppe associazioni sembrano ormai più impegnate a conservare il proprio ruolo istituzionale, i propri equilibri e i propri interessi che a rappresentare realmente le necessità delle imprese. Ruote Libere ha scelto una strada diversa, quella dell'indipendenza e della libertà di denunciare ciò che non funziona, senza dover difendere poltrone o appartenenze'.
La presidente di Ruote Libere punta quindi il dito contro la scelta degli interlocutori da parte del Ministero. 'Il Ministero ha convocato le sigle che non hanno organizzato la protesta, lasciando fuori proprio gli autotrasportatori che stanno manifestando.
'La responsabilità del Governo è enorme. A oggi, 17 ottobre, le imprese di autotrasporto continuano ad attendere i ristori annunciati per il caro gasolio.
Infine, l'appello a estendere la mobilitazione. 'Ruote Libere esprime pieno sostegno agli autotrasportatori che stanno protestando nel Sud e ritiene che sia arrivato il momento di portare questa mobilitazione in tutta Italia, attraverso iniziative coordinate, pacifiche e nel rispetto della legge. Non possiamo continuare a lavorare in perdita, aspettando che qualcuno si ricordi dell'esistenza di una categoria essenziale per l'economia nazionale. Ai camionisti e ai piccoli imprenditori che hanno avuto il coraggio di organizzarsi autonomamente diciamo che la loro protesta merita ascolto e rispetto. Hanno dimostrato che non è necessario attendere il permesso delle grandi organizzazioni per far sentire la propria voce. L'autotrasporto non appartiene alle associazioni che siedono ai tavoli ministeriali. Appartiene a chi ogni giorno mette in moto un camion, si assume il rischio d'impresa e garantisce che il Paese continui a funzionare. È da queste persone che bisogna ripartire'.



