Pur nella consapevolezza della delicatezza del momento politico, con un territorio diviso in due e i Comuni ben lontani da un accordo su patto di sindacato, strategie e governance,
Ascari ha guardato al suo. E s'è ben guardato, come qualcuno avrebbe preferito, dal delegare in assemblea il suo vice, Enrico Campedelli, già sindaco di Carpi e consigliere regionale del Pd. Che con la sua secolare esperienza politica avrebbe potuto incanalare la discussione su ben altri binari e contribuire a ricompattare almeno il PD. Ma quale è il vero sotteso?
Da un lato c'è l'esposizione finanziaria e le azioni da intraprendere. Aimag potrebbe avere bisogno di una iniezione di capitali valutabile sui 150/200 milioni di euro. E al di là di soluzioni di fantafinanza e fantapolitica, l'unico modo di farlo sarà affidarsi a Hera. Deliberando a maggioranza un aumento di capitale sottoscritto dal colosso bolognese, o una vera e propria cessione con successiva ricapitalizzazione.
Ma dall'altra parte c'è l'esperienza già vissuta nel 2017, con Giuseppe Schena presidente della Fondazione. Quando l'ente di Palazzo Bonasi e i comuni delle Terre D'Argine tentarono un blitz di cessione, mandando avanti la Fondazione, con l'accordo fra Schena e il sindaco di Carpi Alberto Bellelli. Il tutto fu però stoppato dai consiglieri che facevano riferimento a Campedelli. Bellelli si tirò indietro e il posto di Schena lo prese Enrico Faglioni, vicino al Vescovo Cavina. Oggi con Ascari, molto vicino al sindaco Riccardo Righi, quel percorso potrebbe invece trovare il suo compimento.
Perché a Righi questa vicenda, negli anni, potrebbe portare solo problemi - il primo fra tutti dover soddisfare il codazzo di ex amministratori del Pd a caccia di qualche posto in Aimag.
Eli Gold

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