Il direttore Aou Claudio Vagnini ben prima della sua uscita contro il 'governo fascista' (confermata e ribadita a freddo il giorno dopo) appariva in rampa di lancio ad ogni evento promosso dal Pd. Non è un caso, del resto, che la sua esternazione sul 'Ventennio' sia stata lanciata dalla Festa dell'unità e non è nemmeno un caso il suo recente deferente complimentarsi col sindaco Muzzarelli, possibile futuro assessore alla sanità regionale.
Alcuni, all'interno del Pd, giurano che da tempo la 'Ditta' abbia deciso di puntare proprio sul direttore Aou come 'candidato civico' in vista delle Regionali. La lista, come noto, è quasi completa: Giancarlo Muzzarelli, Luca Sabattini, Paolo Negro, Stefania Gasparini, Ludovica Ferrari e Maria Costi. Mancava un uomo e una donna a completare il quadro e Vagnini aveva tutte le caratteristiche per essere il profilo giusto.
La sua uscita sul governo fascista pare però abbia incrinato il progetto, almeno in un primo momento. I vertici Pd sono rimasti spiazzati da cotanta scomposta foga, ma poi hanno deciso di cavalcarla. Invece di prendere le distanze da un insulto totalmente gratuito che rischia peraltro di compromettere delicati equilibri istituzionali, i Dem per bocca del leader provinciale Stefano Vaccari hanno preso le difese del dirigente sanitario. Totalmente, senza se e senza ma.
Il ragionamento deve essere stato chiaro: Vagnini ha attaccato frontalmente il governo, non importa quanto quell'attacco fosse distante da ogni idea 'alta' (o anche 'media') di politica, visti i tempi è opportuno sfruttarlo. Bene dunque il suo insistere e il suo non chiedere scusa e bene il suo continuo protagonismo (il 15 settembre sarà addirittura ospite del Festival Filosofia per parlare di cultura della salute). Vagnini cavaliere senza paura della sinistra contro il Governo, appunto come Vannacci, cavaliere senza paura contro ogni conformismo, tanto da diventare macchietta dell'anticonformismo.
Perchè in una politica che non è più politica, conta solo chi le spara più grosse. Per strappare un applauso, un voto, un like. E le critiche più o meno legittime degli avversari? Medaglie da mettersi al petto.
Giuseppe Leonelli

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