Come non è cambiato il limbo in cui vengono lasciati per giorni e giorni, settimane, coloro che hanno la sventura di essere sottoposti a tamponi di controllo per il contatto con un positivo.
Certo, in una emergenza i disguidi sono inevitabili, eppure sorprende, si fa per dire, come i problemi svaniscano pagando. Basta pagare e i disguidi ‘comprensibili’ immediatamente si sciolgono. Basta pagare ed ecco che al telefono (questa volta il numero è quello di uno dei centri privati autorizzati dalla Regione) improvvisamente risponde dopo due squilli una voce cordiale. Basta pagare e il tampone viene fatto immediatamente e l'esito comunicato in un paio di giorni al massimo. Basta pagare e - con esito negativo - la persona può ritenersi, con la coscienza tranquilla, libera da qualsiasi vincolo di isolamento. Si pagano circa 120 euro (la cifra varia da struttura a struttura, ma la media è questa) e si è moralmente e fisicamente liberi senza il terrore di uscire di casa e poter infettare amici e parenti. Centoventi euro. Che per una famiglia di 4 persone in isolamento significano quasi 500 euro da spendere in tamponi. Per chi può permetterselo, ovviamente.
Ora, come questo meccanismo si possa conciliare con la retorica del modello di sanità regionale è difficile da comprendere. Perché, ad esempio, fare convenzioni per ridurre i costi dei tamponi con i privati non è mica vietato. Non lo si vuole fare, semplicemente. Chi ha i soldi paghi, chi non li ha si arrangi.
Ma non è solo una questione economia, non è solo un ulteriore macigno su una situazione già psicologicamente snervante per tutti. E' evidente infatti come un servizio di screening efficiente sia strettamente collegato al contenimento della pandemia. Quanti lavoratori artigiani, commercianti, ristoratori asintomatici, sapendo il girone infernale che si innesta entrando nella macchina dei controlli Ausl, decidono semplicemente di soprassedere dal denunciare di avere avuto un contatto con un amico o parente positivo, o invitano l'amico stesso a non fare il loro nome?
Modena, pur in una indifferenza diffusa (e voluta), da settimane ormai detiene il record negativo in Emilia Romagna per numero di contagiati. Al di là delle dichiarazioni allarmate dei sindaci, degli appelli della Ctss, davvero Modena sta facendo il massimo per contenere la pandemia? Non solo in termini di chiusure e di restrizioni, ma anche a livello di risorse economiche messe in campo. La risposta è sempre in quel numero di telefono eternamente occupato e in quei 120 euro, che - per chi li ha - valgono la libertà morale e concreta da una quarantena infinita.
Giuseppe Leonelli


