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Codici rossi: a Modena uno su quattro non gestito da massima capacità assistenziale

Codici rossi: a Modena uno su quattro non gestito da massima capacità assistenziale

Il report 118 nella zona est, comprendente anche Ferrara e Bologna, Modena risulta la peggiore. Che cosa significa


3 minuti di lettura

A Modena un intervento su quattro nel campo del soccorso a pazienti gravi e a rischio vita, identificati con il codice 3, potrebbe non garantire la massima assistenza. Un'analisi recentemente pubblicata sulla professionalizzazione degli interventi per il 2024 all’interno della Centrale Operativa 118 Emilia Est – che copre i territori di Bologna, Ferrara e Modena – solleva interrogativi significativi sulle performance sistema di emergenza-urgenza, in particolare nel modenese.
Ma cosa significa nel concreto? Secondo la nota metodologica allegata al report, per 'professionalizzazione interventi' si intende la massima capacità assistenziale intervenuta, classificata in base alla valutazione sanitaria (ALS – Advanced Life Support, ILS – Intermediate Life Support, BLSD – Basic Life Support Defibrillation). In sostanza, misura quanto elevata sia stata la competenza tecnica dei soccorritori che hanno effettivamente gestito ogni intervento, in rapporto alla gravità stimata del caso.
Partendo dai codici a bassa intensità ovvero non tempo dipendenti, arrivando a quelli più gravi, a rischio vita, quelli dove la massima competenza medico infermieristica e di supporto garantita nell'intervento, può davvero fare la differenza tra la vita e la morte.
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In questo ambito, Modena non brilla soprattutto rispetto alle altre due province che insieme a Modena costituiscono il comparto est in cui si divide il territorio gestito dalla centrale operativa 118.
Bologna: 95,7% (Cod. 3)
Ferrara: 88,3% (Cod. 3)
Modena: 74,4% (Cod. 3)

 

Quello che colpisce immediatamente è il dato di Modena, dove meno del 75% degli interventi con codice 3, ossia quelli di maggiore urgenza, sono stati coperti con il massimo livello di professionalizzazione disponibile. In termini pratici, ciò implica che in almeno un caso su quattro, un’emergenza classificata come grave potrebbe non aver ricevuto un intervento con il livello massimo di competenza sanitaria prevista. Si tratta di una soglia critica, che può mettere a rischio la completezza dell’intervento stesso, e potenzialmente la salute o la vita del paziente.

 

La soglia del 75% è indicativa: scendere al di sotto di questo valore non significa che l’intervento non sia stato effettuato, e nemmeno che non sia stato effettuato bene, ma che potrebbe non essere stato garantito il massimo supporto avanzato possibile. Fatto sta che rispetto a Bologna, dove la copertura sfiora il 96%, e anche rispetto a Ferrara, che si mantiene sopra l’88%, Modena risulta significativamente indietro.
Questa disparità territoriale solleva importanti domande sulla distribuzione delle risorse, sulla disponibilità di equipaggi altamente formati nel loro insieme e sull'eventualità di agire sul caso Modena per garantire standard quantomeno simili, e
non in deficit, rispetto a quelli delle altre province della regione.

 

Dati e considerazioni che si inseriscono in questi giorni nel dibattito sviluppato intorno alla scelta dell'Ausl di Modena di cessare la convenzione per i medici di emergenza territoriale a Fanano per l'Alto Frignano. Pur ricordando che si tratta in questo caso di operatori che svolgono la loro funzione nell'ambito dell'assistenza territoriale (che in determinati casi risulta essere e può riguardare anche emergenza sanitaria e non direttamente collegata agli interventi gestiti dalla rete del 118), ma che sicuramente possono svolgere una funzione a supporto della rete di emergenza urgenza. Un supporto che, appunto, dal primo luglio, non ci sarà più.
Gi.Ga.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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