'Quando Dio creò il mondo, di dieci misure di bellezza, nove le diede a Gerusalemme e una al resto del mondo. Di dieci misure di sapienza, nove le diede a Gerusalemme e una al resto del mondo. Di dieci misure di dolore, nove le diede a Gerusalemme e una al resto del mondo'. È un detto rabbinico citato dal parroco don Federico Pigoni introducendo i due ospiti: l’israeliano Shamaim e il palestinese Fares
'Non sono religioso, ma sono cresciuto in una famiglia che mi ha insegnato a rispettare le differenze», ha esordito Shamaim Grady, 20 anni, figlio di una formiginese e un israeliano.
Dopo aver studiato per tre anni in Israele, attualmente lavora a Formigine come apprendista fornaio. «Da noi la gente vive nella paura degli attentati e dei missili, ma questo non giustifica le atrocità commesse dal governo – ha aggiunto – Il conflitto ha radici nel passato, violenza e sofferenza sono strumentalizzate dagli estremisti. Sono certo che la grande maggioranza degli israeliani voglia vivere in pace'.'Considero Israele vittima della sua stessa aggressione – ha affermato Fares Qawasma che, nato a Gerusalemme 35 anni fa, ha vissuto in Palestina durante la seconda intifada (la rivolta dei palestinesi contro lo Stato di Israele) e vive in Italia da 18 anni (esporta prodotti ceramici in tutto il mondo) – Nonostante sia militarmente occupato dal 1948 e abbia versato tanto sangue, il popolo palestinese può perdonare e guardare avanti nella speranza di un futuro migliore. Però la Palestina deve essere riconosciuta, non cancellata'.
Entrambi si sono dichiarati contenti per la tregua a Gaza e hanno espresso l’auspicio che il cessate il fuoco si trasformi presto in un accordo di pace giusto e duraturo.
'Ci vorranno almeno vent’anni e ingenti investimenti a partire dal sistema scolastico, ma anche noi riusciremo a vivere insieme', hanno concluso l’israeliano Shamaim e il palestinese Fares.



