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In montagna si partorisce in casa. E il punto nascite resta chiuso

In montagna si partorisce in casa. E il punto nascite resta chiuso

La 'scena da film' del marzo scorso si è ripetuta a Pavullo a causa della mancata riapertura del centro nascite dell'ospedale


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Era marzo quando informammo di un parto al… telefono, ovvero di una donna di Pavullo, di nome Lenka, che aveva partorito un bimbo con l'aiuto di una ostetrica a... distanza, collegata col telefonino dal reparto di ginecologia del Policlinico di Modena. Motivo? La ben nota mancanza del centro nascite all'ospedale di Pavullo chiuso inopinatamente qualche anno fa da governo di centro sinistra Gentiloni con ministro della sanità Beatrice Lonrenzin, entrambi del Pd. Motivazione: necessità di ridurre le spese della sanita...

Fortunatamente quel parto via etere andò per il verso giusto senza complicazioni per la mamma e il bambino, ma il marito di Lenka, Claudio, sollevato dal felice esito del parto, sbottò poi in una frase che è rimasta impressa nella memoria dei pavullesi: “Mi sembrava di essere nella scena di un film”, disse nonostante il trauma vissuto per gli attimi di paura vissuti insieme alla moglie. Ma non era né a Cinecittà né su 'Striscia la notizia', era semplicemente nella sua casa di Pavullo con in mano un telefonino collegato con una ostetrica di Modena che dettò a lui, ma soprattutto alla moglie, modi, tempi e modalità del parto.

Ebbene la 'scena da film' del marzo scorso si è ripetuta a Pavullo
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a causa della mancata riapertura del centro nascite dell'ospedale nonostante le tante promesse fatte negli anni dal presidente della Regione Bonaccini e dal suo assessore alla sanità, pure lui del Pd, che è venuto a Pavullo nei giorni scorsi (in piena campagna elettorale per le amministrative di domenica) parlando nuovamente e genericamente di “potenziamento dell'ospedale”.

Anche in quest'ultimo caso una partoriente non ha avuto il tempo di scendere in auto all'ospedale di Sassuolo, come programmato (necessaria più di un'ora di auto) e così, con l'aiuto del marito, si è collegata col 118 e per questo tramite con la ginecologia dell'ospedale sassolese la cui ostetrica ha suggerito alla puerpera ciò che era necessario fare, come avvenne in marzo per l'altro caso.

Immediate le proteste delle donne dell'Appennino riunite in un Comitato, coordinato dalla battagliera Maria Cristina Bettini, che chiedono nuovamente all'Asl e alla Regione la riapertura del reparto di ginecologia pavullese per venire incontro alle esigenze, alle richieste e alle speranze delle donne dell'Appennino, che non sono solo quelle residenti a Pavullo, angosciate e mortificate per questa situazione di emergenza sanitaria senza fine.

Cesare Pradella
Foto dell'autore

Giornalista pubblicista, è stato per dieci anni corrispondente da Modena del Giornale diretto da Indro Montanelli, per vent'anni corrispondente da Carpi del Resto del Carlino, per cinque anni addetto...   

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