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Area Nord, i Comitati mirandolesi: 'Il nuovo ospedale di Carpi non può diventare l'unico'

Area Nord, i Comitati mirandolesi: 'Il nuovo ospedale di Carpi non può diventare l'unico'

I comitati a difesa e a sostegno dell'ospedale di Mirandola incalzano i sindaci sull'ipotesi, mai abbandonata, di un ospedale baricentrico: 'Sindaci e consiglieri eletti dicano da che parte stare. I dati confermano che il nuovo ospedale di Carpi fagociterà Mirandola. Nessuno è stato in grado di smentirci'


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Una analisi tecnica dei dati su spostamenti da Mirandola a Carpi e sugli investimenti per arrivare nuovamente a rilanciare una idea mai abbandonata, ovvero quello vedere realizzato un ospedale unico baricentrico dell'area nord anziché la realizzazione del nuovo ospedale di Carpi, struttura che dimensionata già per un bacino che comprende non solo quello di Carpi ma anche quello di Mirandola, diventerebbe di fatto l'ospedale unico, a scapito di Mirandola e del suo ospedale. Un tema sul quale i comitati salviamo l'ospedale della Bassa, la nostra Mirandola ODV e Giardino Pica vogliono incalzare gli amministratori locali, a partire dai sindaci dell'area nord.

Mentre il progetto del nuovo ospedale di Carpi procede spedito, non esistono ancora garanzie chiare sul futuro di Mirandola, anche se inserito nel piano Ausl approvato dalla CTSS che vedrebbe parallelamente, e in attesa della realizzazione del nuovo ospedale di Carpi, la creazione funzionale di due ospedali (Carpi e Mirandola), dello stesso livello.
Il timore dei comitati è legato alla prospettiva che il nuovo grande ospedale dell’Area Nord sia già stato individuato, e che sarà il nuovo di Carpi, per il quale nella migliore delle ipotesi, bisognerebbe aspettare almeno 10 anni.

 

Per i comitati il primo tema è quello dell’informazione.
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'Due mesi fa abbiamo chiesto al Presidente della CTSS, Massimo Mezzetti, i dati sulle attività e sui costi degli ospedali di Carpi e Mirandola. Dati fondamentali per qualsiasi programmazione seria' - afferma Ubaldo Chiarotti, referente del comitato 'Salviamo l'opedale della Bassa. 'Fatto sta che quei numeri, non sono ancora arrivati. E anche nel consiglio comunale di Mirandola del 2 luglio, i dati diffusi sono stati pochi, non condivisi in anticipo, e presentati in modo tale da impedire una valutazione approfondita.
“Partecipazione senza informazione non è una cosa seria”, ribadiscono. E il messaggio che percepiscono è amaro: non disturbate il manovratore. Ma i comitati assicurano che non arretreranno: dopo l’estate convocheranno un incontro pubblico, presenteranno i dati che stanno raccogliendo autonomamente e metteranno sul tavolo le loro proposte, sia per l’ospedale baricentrico sia per il rilancio di Mirandola.

Il secondo punto è quello che definiscono “gravissimo” è legato ai posti letto. I documenti ufficiali della Regione e dell’AUSL parlano di 130 posti letto a Mirandola. In consiglio comunale, però, è stato ammesso che in realtà sono 98. Poi è arrivata la promessa di portarli a 138, presentata come un grande potenziamento.
Ma i comitati smontano la narrazione: quei posti erano stati tolti, ora vengono ripristinati, e il reale incremento – se mai arriverà – sarà di appena otto posti, un modesto +6%.

Il tutto inserito in un quadro che per Mirandola i comitati definiscono preoccupante. il punto nascita scompare definitivamente, la cardiologia viene eliminata, la chirurgia retrocede a week surgery, il pronto soccorso H24 resta in una situazione critica appena sfiorata nel dibattito. E soprattutto, la promessa di due ospedali “di pari livello” viene giudicata irrealistica: “Non è possibile, e non lo sarà”, affermano. Anche i 15 milioni di investimenti previsti vengono considerati insufficienti, perché destinati in larga parte a poliambulatori, parcheggi, climatizzazione e cartellonistica, non ai reparti che definiscono la qualità di un ospedale.

Il terzo tema è quello della mobilità dei pazienti, su cui i comitati portano numeri precisi ottenuti tramite accesso agli atti. Il dato più evidente è lo squilibrio: per ogni carpigiano che si cura a Mirandola, sei cittadini della Bassa vanno a Carpi. Una dinamica che, secondo i comitati, non nasce da una preferenza spontanea, ma da scelte organizzative come i primari a scavalco.
L’integrazione tra i due ospedali, avviata nel 2014 e approvata nel 2017, non avrebbe prodotto risultati significativi.
Prima del terremoto gli spostamenti erano circa 1.700 l’anno, dopo sono diventati 2.500: un +50% che, in valore assoluto, significa appena 800 persone in più. Nel frattempo Mirandola, con Finale, ha perso 3.800 ricoveri l’anno. Solo 600 sono andati a Carpi. Gli altri hanno cercato risposte altrove, in provincia, in regione o fuori regione.
“Questo è il punto politico”, insistono i comitati: i cittadini della Bassa non cercano risposte a Carpi, e non lo faranno neppure domani, a meno che non vengano obbligati. Per questo, se non si vuole tornare a discutere dell’ospedale unico baricentrico, almeno si deve portare Mirandola a un livello adeguato, capace di rispondere ai bisogni del territorio e di ridurre la mobilità extra-distretto. E su questo punto chiediamo alla politica locale e ai sindaci e ai consiglieri eletti, di esprimersi chiarendo da che parte stare'.

Nella foto i rappresentanti dei comitati Ubaldo Chiarotti, Nicoletta Vecchi Arbizzi, Sergio Penitenti, Giorgio Cavazza e Luigi Costi,, nella conferenza stampa di alcuni mesi fa sullo stesso tema
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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