Al posto del red carpet un telo ricavato da un sacco nero della spazzatura con sopra attaccate le foto di Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Donald Trump, Recep Erdogan, Sinone Pillon, Papa Francesco e Mario Adinolfi, sul quale le femministe bolognesi hanno sfilato a piedi nudi, lasciando una scia di impronte di vernice rosa.
“Scendere in piazza il primo luglio significa riaffermare la nostra determinazione a combattere la violenza maschile e di genere in tutte le sue forme, dentro e fuori casa, sui posti di lavoro, nelle sue manifestazioni razziste. In occasione del primo luglio riprendiamo lo spazio pubblico per rendere chiaro che la nostra lotta continuerà, tanto più oggi che con il Pnrr viene programmata la ricostruzione patriarcale della società post-pandemica”, è il messaggio di ‘Non una di meno’.
Sabato 3 luglio i collettivi e le associazioni Lgbt di Bologna con il nodo locale di Non Una Di Meno scendono si ritrovano insieme alle 16 a Villa Angeletti “contro la violenza strutturale eterocispatriarcale rivendicando la propria autodeterminazione. Quest’anno il Pride sarà ‘Rivolta Pride’”, per chiedere molto di più del Ddl Zan. “Una semplice misura repressiva non ci basta. Desideriamo un’educazione al genere, a sessualità e all’affettività in tutte le scuole. Vogliamo la possibilità di accedere alla carriera alias in tutti i percorsi formativi. Pretendiamo un accesso alla salute reale per le persone sieropositive, per persone disabili, per le donne, per le persone trans e per le lesbiche. non abbassiamo la testa, non rimaniamo in silenzio”, assicurano le femministe bolognesi.



