Del resto il suo manuale su come battere le destre era stato un modo chiaro per lanciare la sua figura verso orizzonti romani, a partire dalla corsa alla segreteria nazionale, e il risultato soddisfacente di Zingaretti alle ultime Regionali ha solo rallentato le sempre vive e rigogliose ambizioni di Bonaccini.
E' evidente che questo approccio del presidente della Regione ha inevitabilmente distolto energie e tempo al suo ruolo prettamente istituzionale e operativo. Bonaccini gira la Regione in lungo e in largo, partecipa a tagli del nastro e a videochiamate, interviene su ogni notizia rilevante e su ogni curiosità acchiappalike, ma le ore di una giornata sono 24 e di fronte a questo limite anche il semidivino Stefano deve arrendersi.
Ecco allora che il vuoto lasciato dal governatore in questi mesi è stato colmato principalmente dal sottosegretario alla presidenza Davide Baruffi. Ex sindaco di Soliera, ex parlamentare ed ex segretario provinciale Pd (proprio dopo il regno modenese di Bonaccini), unico modenese nella squadra di Governo regionale, il potere di Baruffi in questi mesi è cresciuto in modo marcato. E' lui a gestire i dossier più delicati, è lui a rispondere in Aula ai quesiti più scivolosi ed è sempre lui a coordinare la giunta e gli assessori, alcuni dei quali coscientemente relegati a ruolo di comprimari. Un lavoro profondo, silenzioso e costante, e Baruffi nel svolgerlo sta dimostrando capacità organizzative e lucidità politica che del resto gli erano riconosciute da tempo.
Non forse così brillante a livello comunicativo e nemmeno così innamorato dei social come Bonaccini, Davide Baruffi rappresenta però, a livello di competenze e capacità strategiche, l'ultimo prodotto della gloriosa scuola di partito ex Ds. Un fedelissimo del partito, per questo inviso anche alla parte ex Margherita (ben note le sue frizioni con l'ex consigliere regionale Giuseppe Boschini), al quale ora tutti gli interlocutori politici e istituzionali della Regione Emilia Romagna devono guardare per avere risposte concrete da viale Aldo Moro. Un modo diverso per cercare la scalata politica, una strategia sul medio-lungo termine diametralmente opposta a quella dell'arrambante Bonaccini, ma che potrebbe portare a risultati più duraturi.




