Così il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che ha partecipato insieme ai presidenti della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e del Parlamento europeo, David Sassoli, alla commemorazione dell’anniversario dell'eccidio del 12 luglio 1944 al poligono di tiro di Cibeno, oggi quartiere di Carpi, in cui furono trucidate 67 persone recluse nel Campo di Fossoli. Le vittime provenivano da 27 province italiane, avevano diversa estrazione sociale e rappresentavano le tante anime dell’antifascismo presenti nel Paese.
“L'Europa unita- prosegue il presidente- è nata proprio come anticorpo ai regimi che portarono nel baratro della Seconda guerra mondiale questo continente e il mondo intero, alle malattie economiche, sociali e culturali da cui nacquero quelle dittature. E voglio ricordare come il rischio di un arretramento, di veder riaffiorare gli antichi mali del nazionalismo, dell'intolleranza e del razzismo non sia mai venuto meno nel corso di questi decenni. Soprattutto nei momenti di crisi più acuti è riemersa sistematicamente la pulsione alla divisione e alla contrapposizione, l'idea che la casa comune rappresentasse il problema e non la via maestra per garantire la protezione dei cittadini e la pacifica convivenza”.
“Non così stavolta: a fronte di una pandemia senza precedenti, che ha imposto un terribile prezzo sia in termini di vite umane e di sofferenze, sia in termini di restrizioni e di sacrifici economici e sociali, l'Europa ha scelto di essere e di fare l'Europa fino in fondo: prima con la risposta comune all'emergenza sanitaria, poi l'abbandono del paradigma dell'austerità e dei vincoli economici per consentire manovre di bilancio radicali e tempestive e ora la risposta straordinaria del Next Generation EU e del Quadro Finanziario Pluriennale.
“Per tutti noi- conclude Bonaccini- essere qui riuniti nel ricordo di quanto successo è certo un onore, ma prima ancora rappresenta il dovere del fare memoria. Perché se viviamo in una Repubblica democratica lo dobbiamo anche a questi martiri, a tutti coloro che hanno avuto la forza e il coraggio di essere partigiano e partigiana, cioè di stare dalla parte giusta. Coloro che sono morti dando a noi il bene della libertà. Senza memoria non c’è progresso. La storia deve essere patrimonio dei nostri figli e delle generazioni future, affinché possano essere le donne e gli uomini ‘migliori’ di domani, con il coraggio di difendere sempre la democrazia, la giustizia, la pace”.
Costruito nel 1942 dal Regio Esercito per custodire i prigionieri militari, Fossoli dal marzo del 1944 diventa Campo poliziesco e di transito utilizzato dalle SS tedesche come anticamera dei lager nazisti.




