Conosco abbastanza bene la realtà universitaria, sia quella modenese, che ho frequentato, sia quella di altre università italiane e straniere. Conosco come si muove l’una e le altre e qualcosa credo di potermi permettere di dire, anche o, forse, soprattutto, nel mio ruolo di Consigliere comunale, proprio perché l’Università è parte integrante della Città e non può ritenersi estranea e impermeabile a giudizi e/o critiche, ovviamente tutte costruttive.
Caro Rettore, me lo lasci dire, ma in questi anni, la Città non ha registrato sussulti accademici rilevanti, come era abituata in passato. Anzi, una classica nebbia modenese sembra averla avvolta, ovattandone la presenza sul territorio. Non mi sembrano attrattive e caratterizzanti alcune iniziative formative (corsi di Laurea) portate in periferia (Carpi, Mirandola, Mantova).Lo scarso interesse da parte degli studenti non le stanno premiando. Sembra più una rincorsa a soddisfare smanie politiche locali, a fronte di qualche spicciolo, piuttosto che operazioni culturali proprie di una Università, che si apre ad un mondo del sapere globalizzato. Oltretutto le sedi principali ne escono indebolite.
Vede, ho amato i miei anni di studio universitario, in quell’esperienza magica generata dalla comunione di vita fra docenti e studenti con gli occhi puntati al futuro, che sta tutto nella parola “universitas”. Una atmosfera irripetibile ed esaltante, a cui ho contribuito partecipando agli organi di rappresentanza studentesca. È questa l’Università che vorrei per i miei figli, attrattiva, accogliente, stimolante i talenti, aperta ai mondi diversi, che guarda al futuro. E l’Università di Modena e Reggio Emilia, oggi, non mi trasmette queste sensazioni.
Nessuno nega la presenza di progetti scientifici in associazione con altri atenei, che sono la normalità, per chi fa ricerca a livello universitario e ci mancherebbe che non fosse così.
Ma mi permetto di rilevare con una certa delusione che questa opportunità, non sia stata seguita con convinzione, cioè ricorrendo a profili scientifici di altissimo livello, nelle varie discipline. In particolare non è stata percorsa per dotare di professionisti di livello internazionale i reparti delle strutture di cura dei nostri ospedali, con benefica ricaduta sui pazienti modenesi. Le diverse direzioni di strutture complesse non ricoperte o ricoperte ad interim lo dimostrano.
Non spetterebbe a me ricordarLe che l’Ateneo è compartecipe con l’Azienda ospedaliero-universitaria delle sorti della sanità modenese e mi sembra che da troppo tempo le cose non siano all’altezza di un ateneo che vanta una tradizione di 850 anni di altissima formazione, ma che ha dato anche un importantissimo contributo sul piano assistenziale.
Per questi motivi nel mio precedente intervento ho parlato di cambio e rinnovamento. Sono il primo ad auspicare che la nostra Università sia sempre più di eccellenza (a Modena siamo abituati a non accontentarci mai dei risultati ottenuti!) e il mio intendimento è stimolare il dibattito per indurre l’Ateneo
Giovanni Bertoldi – capogruppo Lega Modena in Consiglio Comunale



