Un progetto dimensionato per accogliere fino a 600 studenti. Un progetto che però si scontra con un’amara realtà: nessuno vuole venire a fare ingegneria a Carpi.
Perché i pre-iscritti dell’anno scorso erano 42. Ma poi gli iscritti effettivi si sono ridotti a 23. E quest’anno andrebbe anche peggio. L’ufficio stampa dell’Ateneo non rilascia ancora informazioni ufficiali – alla nostra richiesta si sono riservati di comunicare i dati a fine ottobre, senza dare dei parziali – ma da fonti interne ben informate pare che gli iscritti siano ancora meno, fermandosi a 21. Dando la possibilità ai noti detrattori di fare il calcolo ancora più speditamente: 21 milioni di euro, 21 studenti: un milione per studente.
Ma anche che ci fosse un boom improvviso in questi ultimi giorni e che al 31 ottobre gli iscritti fossero il doppio, resterebbe comunque un grande flop. Perché la sessantina di studenti complessivi rappresenterebbe comunque un decimo del previsto. Trattandosi di soldi della Fondazione, quindi non propriamente pubblici ma da riservare a un uso sul territorio a fini pubblici, qualcuno dovrebbe renderne conto alla cittadinanza. Partendo o passando dalla politica. Ma questo non accadrà: perché, proprio politicamente parlando, il progetto non nasce come un’operazione didattica ma come un’operazione politica e urbanistica.
Quel progetto, infatti, al netto delle ambizioni personali dei suoi creatori e fautori, ha avuto come scopo mettere dei punti fermi su un’urbanizzazione, quella dell’Oltreferrovia carpigiano, che stentava a decollare. Un’urbanizzazione spinta, con l’occupazione di un largo cannocchiale incolto, ultima zona non edificata a est della città, e la sua trasformazione in una distesa di centinaia di appartamenti. Ferma da anni in uno stallo fra comune, proprietari, costruttori e un’apposita associazione “Parco Lama” costituita per evitare l’edificazione in quel parco.
Magath



