Si è tenuta oggi, nella Sala Stampa dell’Assemblea legislativa, la conferenza stampa dei presidenti dei gruppi assembleari di opposizione Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia), Elena Ugolini (Rete Civica), Pietro Vignali (Forza Italia) e Tommaso Fiazza (Lega) per fare il punto sulle criticità della sanità regionale e chiedere chiarezza sul presunto pareggio di bilancio, annunciato il 14 aprile dal presidente Michele De Pascale e dall’assessore Massimo Fabi.
Nel bilancio preventivo 2026, votato a fine dicembre e approvato dall’Assemblea legislativa, era infatti previsto un disavanzo sanitario di circa 200 milioni di euro, nonostante l’aumento del Fondo sanitario nazionale e l’aumento delle tasse regionali a carico dei cittadini. A distanza di pochi mesi, però, la Giunta ha dichiarato a sorpresa che il bilancio del 2026 si chiuderà in pari.
Il centrodestra, dopo aver criticato De Pascale e Fabi per aver dato una notizia così importante prima ai giornalisti che nelle sedi istituzionali (Commissione Sanità e Assemblea Legislativa), ha messo in dubbio l’attendibilità e la sostenibilità del pareggio annunciato, richiamando i dati dei bilanci preventivi delle singole Asl pubblicati pochi giorni dopo la conferenza del 14 aprile, che complessivamente indicano un passivo di 944 milioni di euro.
'Chi governa deve rispondere urgentemente a numerosi interrogativi.
Che cosa è cambiato in questi mesi? Come si arriva al pareggio? Sono state utilizzate partite del bilancio regionale fuori dal perimetro sanitario? Sono state bloccate assunzioni? Sono stati ridotti acquisti, servizi o manutenzioni? Sono stati rinviati investimenti necessari? E soprattutto: il miglioramento dei conti è frutto di una reale riorganizzazione della spesa e ad un miglioramento della produttività o deriva semplicemente dall’aumento delle tasse regionali e dall’incremento del Fondo sanitario nazionale? La sanità emiliano-romagnola versa ancora in condizioni critiche, come dimostrano gli esempi portati in conferenza stampa dai capigruppo di opposizione. Dai ticket non riscossi a quelli non pagati da cittadini extracomunitari, fino all’opacità dei bilanci delle Aziende sanitarie che impedisce una piena valutazione dei punti di forza e di debolezza delle singole unità operative e del livello di produttività, elementi indispensabili per capire come usare al meglio le risorse e migliorare i servizi a disposizione dei cittadini' - così in una nota Evangelisti, Ugolini, Vignali e Fiazza.Il rischio, evidenziato dai gruppi di opposizione, è che dietro l’annuncio del pareggio non vi sia un reale miglioramento della gestione sanitaria, ma una compressione dei servizi, un rinvio di
spese necessarie o una maggiore pressione su cittadini e operatori.
Ugolini ha inoltre fatto riferimento a una proposta di legge regionale sull’attrattività delle professioni sanitarie su cui trovare l’accordo con la maggioranza, con l’obiettivo di affrontare in modo strutturale uno dei nodi più gravi del sistema: la carenza di personale. Un tema che riguarda infermieri, operatori sanitari e alcune specializzazioni mediche: figure senza le quali il Servizio sanitario regionale non può garantire servizi adeguati.
Per queste ragioni Fratelli d’Italia, Rete Civica, Forza Italia e Lega chiedono che il presidente De Pascale e l’assessore Fabi riferiscano in modo puntuale in Commissione e in Assemblea legislativa, mettendo a disposizione tutti gli elementi necessari per comprendere se il pareggio annunciato sia reale, stabile e ottenuto senza tagli o compressioni dei servizi.
I capigruppo di opposizione a tal proposito hanno ricordato che 'sono ancora in attesa di approfondimenti in Commissione Sanità sui singoli problemi che riguardano il sistema sanitario regionale.
'Le azioni sconsiderate della Giunta con l’aumento dei ticket sui farmaci hanno prodotto un gettito inferiore alle attese ed effetti negativi, spingendo molti cittadini a rinunciare alle cure. Cittadini che in Emilia-Romagna rinunciano anche alle visite: nel 2025 in Emilia-Romagna sono state 784.375 le persone che hanno rinunciato a prestazioni con priorità D; a Bologna 126.969 pazienti, quasi uno su quattro, hanno rinunciato agli appuntamenti scegliendo il privato o scegliendo di non farsi visitare affatto - afferma Marta Evangelisti -. Diventa quindi difficile parlare di pareggio di bilancio se restano gli sprechi: dai 35 milioni dei CAU che cambiano nome, ma non inefficienze, ai circa 60 milioni di ticket non riscossi, di cui 10 milioni in Romagna. Proprio in Romagna si è verificato anche il caso delle 293.000 lettere di sollecito inviate dall’Ausl Romagna, in parte errate. A dimostrazione di un sistema che non funziona. In provincia di Bologna consideriamo grave la situazione dell’Ausl di Imola, dove la Corte dei conti ha recentemente evidenziato una gestione finanziaria in affanno, con costi fuori controllo e crescente ricorso al lavoro precario. I numeri sono impietosi, In un solo anno l’Ausl di Imola è passata da un sostanziale pareggio a una perdita d’esercizio di oltre 10,8 milioni di euro. Non si può pareggiare i conti senza tagliare gli sprechi. Avevamo chiesto una commissione d’inchiesta sulla sanità regionale, che la sinistra ha bocciato. Era una grande occasione per correggere la rotta. A livello regionale emerge invece un sistema segnato da inefficienze e scelte sbagliate, con cittadini sempre più spesso costretti a rinunciare alle cure o a rivolgersi al privato'.
La replica
'Il dato citato di 784.000 emiliano-romagnoli che avrebbero rinunciato alle visite nel pubblico in Emilia-Romagna non corrisponde al vero - replica invece l'assessorato regionale alla Sanità -. Nella risposta fornita alla richiesta di accesso agli atti presentata dalla consigliera Evangelisti si sottolinea, infatti, che 784.357 sono i rifiuti alle prime disponibilità offerte entro i tempi standard riguardo le prime visite di priorità D nel 2025. Ma tutte quelle prenotazioni sono state effettivamente calendarizzate attraverso nuove disponibilità aggiuntive alla prima proposta. Non si tratta, dunque, in alcun modo di rinunce definitive. Così come non è corretto sostenere che il gettito dovuto all'entrata in vigore dei ticket sia inferiore rispetto a quanto previsto. Il dato dei 50 milioni di euro, infatti, si riferisce alla previsione su 12 mesi, ma essendo stati i ticket introdotti solo da maggio 2025, il gettito di 35 milioni di euro circa è perfettamente coerente con quanto atteso. Infine, occorre precisare che tutti i bilanci preventivi di qualsiasi azienda sanitaria regionale registrano l'andamento finanziario attuale, e in alcun modo dei deficit, nell'ambito di una spesa annuale programmata coperta dalle risorse già stanziate e che vedrà il 2026 chiudersi con il pareggio di bilancio delle aziende stesse. Si tratta di una normale prassi contabile, già illustrata dal presidente de Pascale e dall'assessore Fabi nella conferenza stampa di poche settimane fa e ribadita dalle singole aziende sanitarie. L'Emilia-Romagna conferma il proprio impegno per la salvaguardia del diritto universale alla cura e del servizio sanitario pubblico, come pilastro fondante della nostra regione. Lo conferma il percorso di risanamento dei conti senza aver rinunciato ad alcun servizio essenziale e garantendo sempre uno standard di qualità ai vertici del Paese come riconosciuto dalle valutazioni dello stesso Ministero della Salute. Un adeguato finanziamento nazionale resta la strada per contrastare il fenomeno dell'abbandono delle cure, comune a tutto il Paese, all'abbattimento delle liste d'attesa e alla tutela di un diritto costizionale primario come quello alla salute'.



