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Fondi russi alla Lega: la trattativa c’è stata, è inutile negarlo

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Il ministro dell’interno ha iniziato puntando sulla negazione, evitando le domande poste dai giornalisti durante la conferenza stampa del 12 luglio al Viminale


Fondi russi alla Lega: la trattativa c’è stata, è inutile negarlo

“La Lega si batterà per una nuova Europa vicina alla Russia” – Savoini, Hotel Metropol, Mosca. 18-10-2019.

A prescindere del concretarsi  o meno della trattativa che ha avuto  luogo all’Hotel Metropol di Mosca, gli elementi principali da sottolineare saranno sempre due: il primo, la falsità dietro le dichiarazioni del Ministro dell’Interno Matteo Salvini nel negare e, addirittura, bollare come “fantasie” gli eventi che hanno avuto luogo dal 18 ottobre dell’anno scorso  a Mosca e il proseguimento di una trattativa che è andata avanti almeno fino al mese di febbraio dell’anno in corso – poco prima delle elezioni europee – con diverse promesse realizzate dagli interlocutori italiani nei confronti degli ospitanti russi presenti al tavolo. Il secondo elemento invece, rappresenta la fine di una narrazione come quella del sovranismo che ha visto il Carroccio far leva sul nazionalismo circoscritto a un’interminabile lite con i nostri vicini che rischia di isolarci dall’Europa. E’ lo stesso sovranismo che si sgonfia quando si sposta troppo ad Est e finisce a Mosca, facendosi rappresentare da un interlocutore come Savoini senza incarichi istituzionali, senza alcun titolo né condizione per chiudere una trattativa che riguarda ufficialmente l’importazione di carburante nel territorio italiano.

La segnalazione sulle menzogne e di Salvini non riguarda il semplice atteggiamento dimostrato da un politico qualunque che si comporta in maniera decisamente scorretta, ma indica la falsa testimonianza da parte di un Ministro dell’Interno che tra l’interesse nazionale e quello del Partito, fa prevalere il Partito. Infatti, a parlare nel nome dello Stato italiano al Metropol è un Savoini senza cariche istituzionali che lo rendano in grado di rappresentare il Paese. Inizia così una serie di non risposte alle domande, negazioni, scherzi e battutine su un argomento che riguarda direttamente la Nazione sia in ambito commerciale che politico, premesso che sullo sfondo dell’accordo commerciale c’era l’intesse manifesto di ricavare fondi per la campagna della Lega alle europee. 

Il ministro dell’interno ha iniziato puntando sulla negazione, evitando le domande poste dai giornalisti durante la conferenza stampa del 12 luglio al Viminale, negando di sapere se Savoini avesse viaggiato e seduto con lui a Mosca, cercando di smentire  l’interlocuzione di Savoini nel nome della Lega e innervosendosi fino a toccare un argomento che poco o nulla c’entra con la trattativa in questione fino ad affermare che fossero tutte fantasie.

La negazione, la menzogna e le mancate risposte ci offrono un’immagine diversa da un Salvini che perde il dominio di sé, si dimostra incapace di rispondere alle domande poste dai giornalisti e, quando lo fa, dichiara il falso. Per quanto riguarda la trattativa sui fondi  per il partito, è stato lo stesso Savoini confessare l’intenzione di finanziare la Lega con il controvalore dello sconto che sarebbe stato concesso dalla Rosneft o dalla Lukoil per l’acquisto dei carburanti.

“Il piano dei nostri political Guys è semplice. Dato lo sconto del 4% sono 250 mila euro al mese, per un anno. Così loro possono sostenere per una campagna(…) Questa è solo una questione politica, vogliamo finanziare la campagna elettorale e questo è positivo per tutte e due le parti”.

Queste sono state le parole di Savoini durante una pausa nella trattativa del 16 ottobre 2018 nella quale erano presenti anche l’avvocato Meranda, Francesco Vannucci, Ilia Yakunin e due interlocutori ignoti secondo l’illustrazione pubblicata da L’Espresso.

In seguito, nell’inchiesta pubblicata sono stati inseriti i documenti che dimostrano la continuità della trattativa. Due dei documenti allegati obbediscono a comunicazioni riferite dalla banca di investimenti londinese Euro-IB LTD del 29 ottobre 2018 e dell’8 febbraio 2019 nei quali si  esplicita l’interesse per l’acquisto di 6 milioni di tonnellate metriche di carburante dalla Rosneft e una risposta della Gazprom ricevuta dallo stesso Savoini su indicazione della banca londinese. Anche la nota interna della Gazprom è stata pubblicata dal settimanale.

In molti si chiedono a quale titolo parlasse Savoini nel nome della Lega durante l’incontro del 18 ottobre 2018. Sinceramente, la domanda più propizia da fare sarebbe a quale titolo Savoini – che non ricopre alcun incarico ministeriale – si reca a Mosca per negoziare un’accordo commerciale che riguarda l’importazione di carburante al nostro Paese? Oltre a questo, che dietro allo stesso accordo ci sia l’intenzione di ottenere dal 4% al 6,5% del controvalore di un presunto sconto  sulle importazioni dei carburanti configurerebbe un reato di corruzione internazionale ai danni del nostro Paese. E’ quanto emerge dalla documentazione messa a dispozizione resa pubblica da L’Espresso nell’edizione di domenica 21 luglio che svela nel dettaglio il proseguimento della trattativa durata almeno fino al mese di febbraio 2019.

La trattativa finale prevedeva un finanziamento totale di 65 milioni di dollarsi se lo sconto fosse rimasto solo de 4% sull’acquisto di 6 milioni di tonnellate di carburante. Secondo la trattativa, a dover acquistare almeno 3 milioni di tonnellate del carburante importato sarebbe stata l’ENI che però afferma di non aver concluso la trattativa. Dalle prove emerge anche la smentita dei “non lo so” del leader della Lega che, in realtà, era a conoscenza dello svolgimento della trattativa.

Le nuove rivelazioni dell’inchiesta in corso, il silenzio di Savoini davanti al PM di Milano  e le bugie di  Salvini ci lasciano più domande che risposte. Alcune di loro sarebbero: a quale titolo Savoini negozia una trattativa di importazioni verso lo Stato italiano? Cosa ha offerto la Lega in cambio dei finanziamenti? Perché Savoini ha sentito il bisogno di recuperare la “sovranità perduta” in Russia? Chi sono i “political guys di cui lui parla? Perché Salvini nega l’evidenza bollandola di “fantasia”?

Tra le poche certezze che invece ci rimangono, torniamo a sottolineare i due elementi basilari della nostra analisi: in primis, Salvini ha mentito al Paese su un tema di sicurezza nazionale mettendo in discussione i pilastri della sua infinita campagna elettorale: sovranità, sicurezza e legalità; in secondo luogo, quel minimo di coerenza che c’era all’interno del mito sovranista è svanito a Mosca, gettando la propria maschera in un atto di genuflessione perpetrado da un Savoini che, senza cariche istituzionali, ha cercato di usare lo Stato italiano per favoreggiare – sullo sfondo di un accordo commerciale – i finanziamenti pretesi per il proprio partito.


Estefano Tamburrini



Redazione La Pressa
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