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Francesca Albanese: 'Restituisco a Mezzetti la moneta che mi donò, servirà più a lui che a me'

Francesca Albanese: 'Restituisco a Mezzetti la moneta che mi donò, servirà più a lui che a me'

Francesca Albanese, sui social, replica al pentimento del sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, rispetto all'incontro in Municipio di settembre


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'E' arrivato il momento di restituire la moneta della città di cui il sindaco mi fece dono: un memento che servirà più a lui che a me'. Così Francesca Albanese, sui social, replica al pentimento del sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, rispetto all'incontro in Municipio di settembre.

'Sono sincero, io ho avuto dall'inizio perplessità nel ricevere la Albanese, c'era una forte pressione dell'opinione pubblica e davanti al mio ufficio si presentarono i parlamentari citati pur non invitati - ha detto Mezzetti in aula -. Il clima era quello e la richiesta era di concedere la cittadinanza ordinaria alla Albanese, io mi limitai a un incontro a porte chiuse. Ammetto che una settimana dopo, dopo i fatti di Reggio Emilia, non avrei fatto neppure questo. La Albanese è venuta a meno a un ruolo istituzionale di sobrietà al quale era chiamata e al principio di non abbracciare fanatismi. Sicuramente oggi quella fase è superata e se si dovesse riproporre sarebbe gestite diversamente'.

Modena per la Palestina

'Le dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, in merito all'incontro avvenuto il 27 settembre 2025 con la Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, suscitano in noi profondo sconcerto e totale disappunto - scrive in una nota Modena per la Palestina -.

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A distanza di oltre cinque mesi da quell'incontro - peraltro svolto in forma privata e privo di qualsiasi atto formale di riconoscimento istituzionale - il sindaco ha ritenuto opportuno dichiarare pubblicamente che oggi non rifarebbe quella scelta. Un'affermazione che appare tanto più incomprensibile quanto immotivata. È bene ricordare che il Comune di Modena non ha concesso alcuna cittadinanza onoraria né altre onorificenze alla Relatrice delle Nazioni Unite. Si è trattato semplicemente di un incontro istituzionale, a porte chiuse, con una figura che ricopre un ruolo internazionale di alto profilo all'interno delle Nazioni Unite. Un gesto di normale interlocuzione istituzionale che, in una città democratica e pluralista, non dovrebbe essere negato a nessuno - tantomeno a una rappresentante dell'ONU impegnata nel monitoraggio dei diritti umani. Per questo sorprende che il sindaco senta oggi il bisogno di riaprire una vicenda ormai archiviata nel dibattito pubblico locale per dichiarare che, col senno di poi, non avrebbe neppure concesso quell'incontro. Una presa di distanza pronunciata 'a freddo', senza alcuna circostanza sopravvenuta che la giustifichi. Ci chiediamo allora se il sindaco avrebbe il coraggio di rivolgere queste stesse parole guardando negli occhi Francesca Albanese.
Se avrebbe il coraggio di dirle di persona - e di dirlo anche a noi, alle nostre figlie e ai nostri figli mentre nel mondo si consuma una tragedia umanitaria sotto gli occhi di tutti, mentre lo Stato di Israele continua a violare gravemente il diritto internazionale e mentre un genocidio è ancora in corso nel silenzio assordante di gran parte della comunità internazionale. In un momento storico in cui il rispetto del diritto internazionale e la difesa dei diritti umani dovrebbero rappresentare un punto fermo per le istituzioni democratiche, queste dichiarazioni rappresentano un segnale di arretramento morale e politico che riteniamo inaccettabile. Ribadiamo inoltre alcune richieste già avanzate nei mesi scorsi e rimaste senza risposta: l'esposizione della bandiera della Palestina dal Palazzo Comunale. Il Comune di Modena espone con orgoglio la bandiera ucraina come segno di solidarietà verso un popolo aggredito. Ci chiediamo perché la stessa solidarietà non venga manifestata verso il popolo palestinese, oggi vittima di una catastrofe umanitaria e di un genocidio sotto gli occhi del mondo. L'interruzione di ogni rapporto contrattuale e istituzionale con aziende che collaborano con la filiera militare dello Stato di Israele, responsabile di gravissime e documentate violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani.
Perché il rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale e di chi quotidianamente lavora per difenderli non può diventare oggetto di ripensamenti tardivi o di opportunismi politici. A meno che non si sia complici'.

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