Il corteo istituzionale è partito dal Duomo, dopo la messa, ha percorso via Emilia Centro e ha raggiunto Piazza Grande, dopo la tradizionale sosta al sacrario della Ghirlandina.
Parallelamente, la Consulta Popolare è partita da piazza Matteotti, percorrendo lo stesso tragitto ma a distanza, quasi a rimarcare fisicamente quella politica e ideale rispetto a quella ufficiale. I due cortei convergono in piazza Grande ma due accessi diversi. Presenti circa 2000 persone in totale. Il sindaco prende la parola ma dopo pochi minuti la sua voce rimbalza, sul lato opposto della piazza, su quella che proviene dai megafoni dei manifestanti della consulta popolare dove sventolano le bandiere della Palestina e del fronte comunista rivoluzionario. Soprattutto contro l'imperialismo, Israele, Stati Uniti e, in parte il governo Meloni. Dalla manifestazione istituzionale si stacca un gruppetto di persone per richiamare i manifestanti della Consulta ad abbassare i toni. Qualcuno i toni li alza: Un anziano si avvicina ad un giovane attivista e lo accusa, insieme agli altri, di non avere capito e di essere loro i fascisti che criticano una manifestazione anti-fascista. 'E' lei che non ha capito' - risponde il ragazzo. 'Questo è il vero 25 aprile non l'altro' - sottolinea un altro manifestante. Il sindaco non da segno di essere disturbato dall'eco di quelle voci e continua. 'Il 25 aprile non è solo memoria. È impegno. La Costituzione non è un testo da conservare in una teca: è una guida.
Nel finale il sindaco richiama tre concetti chiave: 'Impegno, responsabilità, diritti: Se sapremo tenere insieme questi tre elementi, saremo all’altezza della nostra storia e di chi ha combattuto, e anche perso la vita, perché quella storia potesse diventare la nostra Repubblica. La nostra storia non ci chiede eroismo, ma coerenza. Non ci chiede nostalgia, ma responsabilità verso il futuro.”
Poi un passaggio sui giovani e sul distacco generazionale che per altro è evidente nella piazza. Pochi alla cerimonia istituzionale, tantissimi, anzi quasi la totalità anche se in numero assoluto minore, nella manifestazione della Consulta Popolare. “Non possiamo lamentarci se non ricordano, se siamo noi per primi a sospendere i nostri ricordi.” - afferma Mezzetti. “Ricordare è un dovere civile. Dobbiamo riconoscere il male nelle sue forme più estreme, ma anche quando si ripresenta in forme nuove, subdole, apparentemente innocue.”. La cerimonia prosegue e si conclude con gli interventi del filosofo Cangitano e con il rappresentante delle associazioni partigiane. Attacca di nuovo Bella Ciao e il canto si fa corale.
Gi.Ga.



