Ogni anno la Provincia di Modena registra entrate per 61 milioni di euro. Buona buona parte di queste sono legate alla riscossione dell'IPT, ovvero l'imposta che ogni cittadino deve pagare quando immatricola un mezzo, e ad una quota dell'RC auto, che ogni cittadino deve pagare quando stipula un assicurazione.
Di questi, nel 2017, 38 andranno allo Stato. Più della metà. Con un problema. Che per il 2017 lo Stato, a differenza delle province, non sta facendo il proprio dovere, riconoscendo alla province stesse ciò che loro è dovuto per la gestione delle attività e delle funzioni mantenute anche dopo il riordino avviato con la legge Delrio. In pratica, il governo, nonostante non abbia rottamato la macchina come promesso, non gli sta dando più la benzina. Nemmeno quella utile per uscire dal garage. Eppure alle province, pur non finanziate, sono rimaste le responsabilità di pesanti ed importanti funzioni. Che non possono aspettare e sulle quali non si può rimandare. Tra queste, la manutenzione delle strade a quella delle scuole.
Ma chi pensava che con il 31 marzo, data limite per l'approvazione dei bilanci, il governo approvasse il cosiddetto 'decreto enti locali' che sblocca e garantisce le risorse per le province, si sbagliava.
A livello nazionale mancano 650 milioni, mentre a livello locale, modenese, la provincia registra, a causa dell'inadempienza del governo, un ammanco di 10 milioni di euro. Dieci milioni. Una situazione che impedisce non solo di redarre e chiudere i bilanci, ma di non garantire neppure le attività ordinarie.
Nel 2017, per la gestione delle funzioni cosiddette fondamentali, tra cui appunto la manutenzione della rete di oltre mille chilometri di strade provinciali e di oltre 60 istituti scolastici superiori, sono previsti 33 milioni di euro. Che non ci sono, o almeno anche se ci sono in parte, attraverso residui propri, in realtà non sono programmabili e spendibili, in quanto senza la copertura della quota parte garantita dal Governo, e senza una cornice di indirizzo politico, non è possibile chiudere il bilancio.
Ed è così che, come ha sottolineato la Vicepresidente della Provincia Maria Costi, 'siamo costretti a procedere con impegni di spesa per dodicesimi'. Di fatto mese, per mese.
E qui sta il problema o forse il vulnus, politico. Perché sia il livello locale che nazionale, il governo è ugualmente in mano ad amministrazioni a marchio PD. E quella che fino ad ora poteva essere un'opportunità (avere a Roma un governo PD potrebbe essere un vantaggio per i governi PD locali), si sta trasformando in un limite. Almeno in un'ottica di interesse generale. L'alzata di scudi e la critica nei confronti del governo centrale che si leva a tratti dagli amministratori PD, appare sempre più debole.
Il Presidente della Provincia di Modena Muzzarelli (che di Modena è anche Sindaco) alza la voce, a tratti, anche perché non può evitare di farlo. Perché se non puoi approvare il bilancio non è che puoi stare zitto. Ma la sua voce sembra non arrivare al di là del Consiglio provinciale o comunque al di là della provincia di competenza. Per non parlare dell'UPI (Unione Province Italiane), mantenuta anche quello ma di cui pochi conoscono ancora l'esistenza, anzi la sopravvivenza. E forse è meglio così. Disturbare il manovratore PD (Renzi o Gentiloni che sia), forse, per un amministratore PD, potrebbe non essere così vantaggioso, anche in termini di consenso.
Nella foto: il palazzo che ospita la sede della Provincia di Modena, in viale delle Rimembranze, a ModenaScrivi qui l'articolo...



